Intervista ad Elio d’Agostino, Ristoratore Italiano a Nizza: “Desidero Contribuire a far Conoscere il nostro Paese e la sua Cultura”

Intervista ad Elio d'Agostino, Ristoratore Italiano a Nizza Ft©arvalensFt©arvalens

Nato in Abruzzo, in provincia di Teramo, e vissuto a Roma, ha una compagna pugliese e due figli piccoli. Elio D’Agostino nel 2012 decide di lasciare il suo lavoro e l’Italia dove si occupa di psicologia, per trasferirsi a Nizza.

Cambio vita”, chi di noi almeno una volta non lo ha pensato? Elio si è trasferito nella città della Costa Azzurra dove ha aperto un ristorante nel quartiere nei pressi della stazione ferroviaria di NiceRiquier, aggiungendosi alla foltissima schiera dei ristoratori italiani a Nizza ed in Francia (su questo argomento si veda: https://monacoitaliamagazine. net/aziende-italiane-in-costa- azzurra-intervista-direttore- camera-commercio-italiana). Lo ha chiamato “Farinelli “ come il celebre cantante lirico del diciottesimo secolo. Il locale, per la gran parte frequentato da francesi si caratterizza, come spiega Elio D’Agostino “per una cucina italiana non francesizzata”. Unica eccezione? L’insalata che qualche volta, su richiesta della clientela, accompagna le lasagne o altri piatti di casa nostra.

Abbiamo chiesto ad Elio D’Agostino come si trova nella città d’oltralpe, che con Monaco e l’Italia ha da sempre legami e scambi culturali ed economici, e la sua esperienza di ristoratore.

Elio ci racconti il suo arrivo a Nizza e l’avvio del locale

Sono arrivato nel 2012 ed in pratica mi sono “reinventato”. Sapevo la lingua, poiché alle medie avevo avuto un insegnante di francese così bravo che ci aveva fatto innamorare della Francia. Conoscevo molti poeti francesi e sapevo persino la Marsigliese. La mia idea era quella di portare il meglio dell’Italia, e fare diventare il mio locale anche un piccolo centro culturale. Infatti lo scorso anno ho avuto qui la “printemps des poetes” ed ho organizzato anche un “aperitivo e cultura italiana di fine anno”. Desidero contribuire a far conoscere l’Italia e la sua cultura, anche se il mio ristorante è frequentato al 90 per cento da francesi o italiani nati qua. Oltre a questi vengono spesso chef di ristoranti di Nizza, gli ospiti di un vicino hotel e di una struttura per anziani qui accanto. Non è dunque un ristorante per italiani anche se la nostra cucina lo è. E anche le nostre ricette sono regionali: per esempio presentiamo l’osso buco di agnello con salsa di cacio e uova (che è la rivisitazione di un piatto abruzzese); gli spaghetti alla chitarra con funghi porcini e tartufo; il polpo con fonduta di caciocavallo, il tiramisù con gli amaretti ecc.

Qual è il segreto del suo locale?

Il locale è fatto come sono fatto io. Non è un ristorante standard ed il modo di apparecchiare cambia di frequente, la posizione dei tavoli anche. Non mi trovo in una zona turistica ma da me le persone vengono perché si mangia bene e c’è accoglienza. Il servizio lo faccio io, che non sono un cameriere, ed anche se gli aspetti burocratici dell’attività sono impegnativi, il rapporto con i clienti ti ripaga di ogni sforzo. Ho avuto begli incontri con persone di diversi Paesi e belle relazioni che si sono create. Ogni locale rappresenta infatti un punto di ritrovo poiché qui a Nizza vivono persone di tante nazionalità diverse. Una città resta impressa per una serie di cose belle e sensazioni, ed il mangiare è una di queste.

Ed il futuro?

Ho sempre il mio chiodo fisso, fare di questo locale, compatibilmente con le dimensioni e le nostre possibilità, un luogo anche di incontri poetici e cultura. Idee ne ho mille. E anche i quadri – quello con il Colosseo che occupa una parete del locale (alcuni fatti dallo chef) –  e l’ambientazione in genere, richiamano questa idea.

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Uno dei quadri esposti all’interno del locale di Elio d’Agostino Ft©arvalens

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