Da Imperia ad Oxford, Intervista ad Anisa Dedej

Da Imperia ad Oxford, Intervista ad Anisa DedejAnisa Dedej


di Angela Valenti Durazzo 

Da Imperia a Oxford per trovare nuove occasioni professionali. Anisa Dedej italiana di origine albanese (la famiglia è emigrata da Durazzo ad Imperia quando era bambina) è una delle numerose persone che, insieme al marito Blerim Loci e ai figli, hanno deciso negli anni scorsi di lasciare l’Italia per trasferirsi nel Regno Unito, destinazione dove, nonostante il periodo di difficoltà determinato dalla crisi globale del coronavirus, si trova molto bene.

Anisa Dedej quando avete deciso di trasferirvi in Gran Bretagna?

Sono partita con i bambini nel 2017 mentre mio marito si era trasferito già nel 2016. Non c’è una motivazione precisa se non il fatto che cercavamo maggiori prospettive lavorative. Per quanto infatti adori Imperia a livello lavorativo non c’erano molte prospettive. I nostri figli erano ancora piccoli e allora abbiamo detto “o si parte adesso o mai più”. Attualmente ad Oxford insegno in un college ai ragazzi con disturbi di apprendimento (mestiere per il quale ho svolto i miei studi) mentre mio marito è artigiano edile.

Come ti sei trovata? 

Molto bene. In Gran Bratagna non mi sono mai sentita fuori posto ed anche i nostri figli vanno a scuola in una realtà dove nessuno, per apprezzarli, chiede da dove vengono. La scuola è ottima e c’è molto rispetto dell’identità nelle relazioni personali come nel lavoro. I bambini non parlavano l’inglese e quando ho chiesto agli insegnanti cosa potevo fare per aiutarli mi hanno risposto che ci avrebbero pensato loro e di continuare a casa a parlare nella nostra lingua. Gli insegnanti sono abituati a lavorare con molte nazionalità e quindi ad avere una visione internazionale.

E della Liguria e di Imperia cosa vi manca in modo particolare?

Il carattere ligure, perché quello inglese è bello ma è diverso dal nostro, gli inglesi hanno un invidiabile self control ma non hanno un carattere mediterraneo. Quando uscivo di casa ad Imperia prima di fare 100 metri mi fermavo non so quante volte a chiacchierare. La “cultura” della chiacchierata davvero mi manca e persino il mugugno ligure…E poi mi mancano i negozi e la focaccia me la devo fare in casa perché è una di quelle cose che se non sei in Liguria non le trovi. Per per quanto riguarda la natura è vero che ci manca il mare della Liguria ma lo sostituiamo con le lunghe passeggiate nel verde a piedi o in bicicletta.

E la famiglia?

I miei genitori ed i parenti sono rimasti ad Imperia ed ogni volta che andiamo a trovarli papà ci fa trovare vini come il Vermentino o il Pigato, l’olio di olive taggiasche oltre ovviamente al pesto.

Il Lockdown ad Oxford come lo avete trascorso?

Non l’abbiamo vissuto malissimo, a parte il dispiacere per le vittime del coronavirus, poiché la maggior parte delle case qui ha un giardino. Abbiamo continuato a lavorare da casa anche se ovviamente mi sono mancati il contatto umano e la quotidianità. Da noi non c’è stato un full lockdown e quindi potevamo uscire a fare una passeggiata di un’oretta. Inoltre il coronavirus è stato meno un fatto mediatico rispetto all’Italia, però hanno chiuso quando la situazione era già critica…

Ti senti più Italiana o Albanese?

Ovviamente tra Oxford, Imperia e l’origine di Durazzo mi sento un po’ divisa in tante parti (sulla nostalgia di chi vive all’estero LEGGI L’ARTICOLO) nel senso che il mio cuore è ancora in Italia ma le radici sono in Albania. In ogni caso quello albanese è un popolo di emigranti e questa rappresenta una indubbia ricchezza che abbiamo in senso culturale e linguistico.

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