
di Angela Valenti Durazzo – Un caleidoscopio di colori linguistici e musicali intorno alla lingua italiana. Così il Direttore del Vocalia Concentus, Stefano Visconti (direttore di coro permanente all’Opera di Monte Carlo dal 2007 e in precedenza direttore di coro al Teatro di Livorno, all’ Opera Grand Avignon, al Festival internazionale Giacomo Puccini di Torre del Lago), accompagnato dal Maestro Aurelio Scotto (dal 2012 con l’Opera di Monte Carlo, inizialmente come Maestro Collaboratore e, dal 2017, come Assistente del Maestro del Coro e Consulente per l’organizzazione musicale) ha sintetizzato in una frase, durante la nostra intervista, l’idea della serata presentata al Théâtre des Variétés di Monaco il 5 febbraio 2026 per la Società Dante Alighieri Comitato di Monaco. Una serata, intitolata “Nel Mondo si vede Meraviglia”. La lingua italiana nella poesia in musica, che ha visto l’esecuzione dei brani di Mozart, Gluck, Rossini, Leoncavallo ed E. Wolf-Ferrari, preceduti da una sapiente e piacevole introduzione del Direttore. L‘italiano messo in musica, unito alla potenza dell’ensemble Vocalia Concentus, ha permesso inoltre ai soci e agli amici della Dante Monaco di immergersi nella “meraviglia” del sentimento spirituale del Sommo Poeta, e padre della lingua italiana, per Beatrice.
Abbiamo rivolto aI Maestri Stefano Visconti e Aurelio Scotto qualche domanda prima di salire sul palco monegasco.

Il momento finale del concerto del Vocalia Concentus, ensemble del Principato di Monaco, per la Società Dante Alighieri Comitato di Monaco, con l’esecuzione di Funiculì Funiculà e l’immagine della bandiara italiana come sottofondo.
STEFANO VISCONTI: “QUANDO SI PARLA DI LINGUA ITALIANA NON SI PUÒ DIMENTICARE DANTE”
Il titolo della serata “Nel Mondo si vede Meraviglia” cita la Vita Nova, saldando idealmente con un filo musicale la vostra esecuzione con l’associazione Dante Alighieri. È stato facile dar vita a questo programma?
Stefano Visconti: Questo progetto è nato soprattutto per la valorizzazione della lingua italiana messa in musica, come dice anche il sottotitolo del concerto, e ovviamente quando si parla di lingua italiana non si può dimenticare Dante. Anche se nelle nostre ricerche di testi danteschi ci siamo resi conto che Dante non appare così spesso. Abbiamo però messo in programma l’opera di Ermanno Wolf Ferrari, compositore che attinge alla Vita Nova di Dante, e il fatto di poterne eseguire un brano per l’associazione Dante Alighieri è stato come mettere la ciliegina sulla torta. Il legame inoltre è potenziato dal fatto che questa serata dedicata al fiorentino Dante coinvolge la presidente dalla Dante di Monaco Maria Betti, che è toscana, il maestro Scotto che è anche toscano e il sottoscritto che è toscano pure.
Aurelio Scotto: Per me è un’assoluta novità, anche se lavoriamo insieme all’Opera, questa serata riguarda un tipo di musica e di spettacolo diverso ed è molto interessante la messa in evidenza di testi che prevedono l’italiano di Dante del 1300, del tempo di Mozart e Gluck del 1700, di Rossini del 1800, e poi c’è l’italiano di Leoncavallo, ancor più interessante.
Un evento importante e non comune, quindi, per il pubblico del Principato di Monaco…
Stefano Visconti: Il concerto presenterà tanti aspetti: è un po’ un caleidoscopio di colori linguistici e musicali intorno alla lingua italiana. E questa serata ci riserverà aspetti dell’ italiano messo in musica che sono sicuramente meno correnti. L’opera di Wolf Ferrari è stata eseguita, almeno in tempi recenti, anni fa, a Palermo, in occasione di una stagione concertistica, ma è stata veramente un’occasione unica, quindi è un’opera piuttosto rara. Inoltre, a proposito di mettere in evidenza la lingua italiana nella musica, una cosa sfugge sicuramente ai più: è che ne I Pagliacci di Leoncavallo il libretto è dello stesso compositore. Quindi si tratta di un compositore che si cimenta nell’arte letteraria dei librettisti. Non è l’unico ma questa è una cosa che sfugge molto spesso anche a tantissimi appassionati e ascoltatori di musica.
Come è nata in voi la passione per il pianoforte e il canto?
Stefano Visconti: ho studiato pianoforte fin da piccolino, avevo questa passione e volevo fare il pianista. Infatti mi sono diplomato in pianoforte al Conservatorio della mia città natale, Livorno. Quando ero ragazzo ho scoperto che provavo piacere nel cantare, ero giovanissimo e quindi cantavo canzoni pop, cose di questo genere. Nel frattempo ho cominciato una timida carriera da pianista, però un pianista lavora in solitudine, mentre il canto corale è musica che facciamo tutti insieme e col tempo mi sono totalmente spostato e concentrato sulla musica corale e sulla direzione.
Aurelio Scotto: Riguardo alla nascita della mia passione per il pianoforte devo dire grazie a miei genitori i quali si sono accorti quando ero piccolo che avevo attitudine. Poi studiando, facendo esperienze, e conoscendo le varie sfaccettature del mestiere di musicista si presenta un ampio raggio di possibilità.
Siete abituati a fare parte di un organismo così prestigioso come l’Opera di Monte Carlo o c’è qualcosa che ancora vi stupisce?
Aurelio Scotto: abituati sì, ma non assuefatti. Nel senso che per tutti noi vi è la necessità di lavorare tutti i giorni e non sedere sugli allori.
Stefano Visconti: Aggiungerei che in questo lavoro c’è sempre l’aspetto della sorpresa, c’è sempre la cosa che uno non si aspetta mai: la serata dove il cast è meraviglioso, dove il coro è ancora più in forma e dove il direttore d’orchestra con cui avevi sempre sognato di lavorare ti arriva lì. Questi aspetti è inevitabile ci siano.
Nell’immagine in apertura, da sinistra : i Maestri Stefano Visconti e Aurelio Scotto al Théâtre des Variétés prima dell’inizio della serata della Dante Alighieri; Ft©arvalens
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