Monaco e il suo Porto nelle descrizioni dei viaggiatori del passato

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La letteratura di viaggio, i diari, le lettere dei forestieri, i dipinti dei secoli scorsi ci raccontano l’evoluzione del piccolo stato dei Grimaldi da “fortezza che curvandosi verso il mare apre nel suo seno un sicuro ricetto a poche galere” all’odierno approdo per yacht di lusso e navi da crociera.

Di Angela Valenti Durazzo

tratto da Monaco Imprese n°27

Riportiamo una carrellata di testimonianze ed impressioni, alcune delle quali poco conosciute, tratte dai resoconti e gli appunti di alcuni viaggiatori che si recarono o transitarono a Monaco, nel diciottesimo e diciannovesimo secolo.

Il Principato di Monaco è un compendio di bellezze per un paesista – racconta Davide Bertolotti, autore del libro “Viaggio nella Liguria Marittima” del 1834 – rupi orride (scoscese n.d.r.), stagliate, avvallate ed accanto ad esse i cedrangoli (qualità di agrumi), i limoni, i fichi d’india: le alte Alpi insomma ed il lido meridionale, con fantastiche volte e rivolte”.

Ad attirare l’attenzione di chi visitava il Principato e le sue suggestive insenature è spesso il “picciol porto” di Monaco, il Porto Ercole, approdo naturale che si apre “nell’importuosa spiaggia”. Così Bertolotti racconta ai lettori del diciannovesimo secolo il legame che lo specchio di mare su cui si affaccia la Rocca dei Grimaldi, ha con la mitica figura di Ercole. “I più autorevoli, sì poeti che istorici – prosegue l’autore torinese – mettono il vittorioso suo cammino per le Alpi marittime. Essi raccontano che combattesse contra i Liguri Alpini, simboleggiati nella favola da Albione e Bergione figlioli di Nettuno. Ed aggiungono che mancandogli i dardi, fosse da Giove ajutato con una grandine di sassi che oppresse i nemici…Ercole, divenuto fra gli Italiani simile a un Dio, consacrò alla perenne memoria sua la Rocca e il porto di Monaco”.

Ma tornando al resoconto di Bertolotti a quel tempo il quartiere di Monte-Carlo ed il Casinò non erano ancora nati, ed anche i confini del Principato, com’è noto, erano più ampi: “Monaco, Mentone e Roccabruna formano un Principato lungo due ore di cammino, ed alquanto larghetto salendo su pel monte, in tutto circa quattro miglia di superficie quadrata – riporta sempre Bertolotti – A Mentone, il cielo è clementissimo, ed il paese bello, pieno di grandi olivi, e di boschetti di limoni, tenuti all’aperto. Gli abitatori usano cortesi maniere, ed havvene de’ doviziosi per i traffici. La lingua francese vi è comune al pari del dialetto natìo, ch’è un genovese assai corrotto…”.

Ah! Che strada, che regione, che buon piccolo territorio accidentato, frondoso, profumato, che piccolo e confortevole regno! – riporta Rodolphe Töpffer, scrittore e illustratore (considerato uno dei padri dei fumetti) nato a Ginevra nel 1899, nel suo «Nouveaux voyage en zigzag» tutto sembra disposto per il più grande piacere degli occhi…”. Infatti “questo delizioso Principato ha le sue insenature, le sue isole, il suo porto, le sue strade, le sue foreste ombrose, le sue rocce selvagge, il suo clima tiepido, fresco o ardente, e gli alberi d’arancio in fiore…”.

Gli alberi d’arancio ed i profumi diffusi nell’aria, di cui la rue d’orangers tramanda il ricordo storico (e che non a caso ancora oggi ornano alcuni giardini e strade della Monaco dei grattacieli e della densa urbanizzazione) colpiscono in modo particolare gli illustri viaggiatori del passato. Non mancano anche le ricorrenti descrizioni delle “palle da cannone” e delle “bombe a piramidi”, storiche decorazioni disposte nella piazza del Palais Princier, da dove i sovrani ed i monegaschi potevano avere un’ampia visione della città e delle minacce provenienti dal mare.

A riportarci nella Monaco del diciottesimo secolo è un piccolo manoscritto di un anonimo viaggiatore conservato nella biblioteca universitaria di Genova (si veda G.Savio “Appunti di Viaggio. Un percorso settecentesco fra le due riviere”). “Questa fortezza prima presidiata da Spagnoli, e da 80 anni a questa parte guardata dai Francesi assieme con due vicine terre Mentone, e Roccabruna – riporta il testo – è di Giurisdizione del Principe di Monaco della famiglia Grimaldi per antica origine genovese…Dopo Monaco si vede nella Giurisdizione della Repubblica S.Remo, terra grossa, popolata, e mercantile, la quale nel suo circuito di 14m anime, e comanda ad una fertile, et amenissimo territorio popolato per ogni parte boschetti di limoni, per mezzo delle quali troneggiano gli alberi delle Palme con gratissimo spettacolo de naviganti”.

Monaco e le località confinanti richiamano dunque artisti, studiosi e nobili viaggiatori, spesso impegnati sulle rotte del Grand Tour o attratti dai benefici climatici che offre questo tratto di riviera.

Le opere di vedutisti, artisti di fama, pittori ed in tempi successivi di autori del calibro di Monet, meriterebbero infatti un articolo a parte.

«In un bello e splendido giorno di aprile del 1840 – scrive il patriota mazziniano e letterato Giovanni Ruffini nel romanzo ‘Il Dottor Antonio’ – una elegante carrozza da viaggio tirata da quattro cavalli di posta correva di pien galoppo nella strada della Cornice, famosa tra gli eleganti giramondo: strada, come ognun sa, che percorre da Genova a Nizza tutta la riviera di Ponente. Poche strade più belle di questa sono in Europa…».

Non mancano però anche i disagi raccontati spesso da chi affronta questo tratto di riviera aspra sebbene densa di rigogliosa vegetazione. Joseph-Jerome de Lalande astronomo francese e direttore dell’Osservatorio di Parigi, nel suo “Voyage d’un français en Italie fait dans les années 1765 et 1766” riporta come colui che da Nizza andava verso Genova «dopo una quindicina di chilometri di strada splendida avrebbe trovato dinanzi a sé un aspro cammino par la Corniche, un continuo saliscendi tagliato sul fianco della montagna, ridotto spesso a un sentiero di mezzo metro, dove a malapena passa un mulo carico».

Ma i tempi stanno mutando ed i Principi di Monaco, dopo la perdita di Mentone e Roquebrune, per risollevare le sorti del piccolissimo stato si orientano verso la creazione di stabilimenti di mare e di giochi. Il regno dei Grimaldi imbocca la vena mondana e cosmopolita che attirerà l’aristocrazia europea ed i ricchi impresari dell’epoca.

La sua postura è amenissima, e gode di magnifiche vedute – racconta parlando del Principato l’autore del “Viaggio da Genova a Nizza, ossia descrizione con notizie storiche, di statistica ed estetica e d’arti e di lettere scritta da un ligure nel 1865”. – ha un piccolo porto ove approdano quasi non altri legni che barche pescareccie (odierni pescherecci n.d.r.) possiede un bel palazzo principesco, annesso a deliziosi giardini. Ultimamente vi si stabilirono dei bagni con giochi d’azzardo per attirarvi i forestieri, ma né i bagni, né i giochi, né le ninfe possono attrarre novelli abitatori. Gli abitanti vi parlano un dialetto misto di vocaboli italiani, provenzali e francesi. Ha pochi carabinieri che ne tutelano l’interna sicurezza, e tre lance con nove marinai che fanno la guardia sanitaria nel porto. Il suo ristrettissimo territorio è ubertoso d’ulivi, agrumi ed alberi fruttiferi. L’aere è puro e salubre; nel verno quasi mai la temperatura scende a zero e si alza al di sopra di 25 nella estate”.

Testimone fra i tanti dell’evoluzione del Principato è anche Charles Garnier, progettista dell’Opera di Parigi, il cui genio creativo viene impiegato anche nel Casino e negli edifici storici della nascente Monte Carlo. Anche il celebre parigino nel suo “Itinerario di un viaggio da Parigi a Roma dedicato ai pensionnaires dell’Accademia di Francia, 1869” descrive la strada attorno al Principato come «splendida» ed esorta a farla «in carrozza scoperta o sull’imperiale dell’autobus» ma poi prudentemente mette in guardia i suoi lettori: “A Monaco avere cura di non perdere tutti i soldi del viaggio al gioco”.

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