
di Angela Valenti Durazzo – “Lu Santo jullare Francesco” opera tra le più amate di Dario Fo e Franca Rame e l’intensità del fraterno messaggio di San Francesco hanno raggiunto – con una narrazione a tratti provocatoria, ironica e commovente – il numeroso pubblico di Bordighera.
La fabulazione teatrale, interpretata da un applauditissimo Ugo Dighero, si è svolta domenica 15 febbraio 2026 nel teatro Golzi della città ligure che si trova nelle vicinanze del confine con la Francia, nell’ambito della rassegna “Fughe di Teatro… e di Umorismo a Bordighera”.
A sottolineare la trama dirompente del racconto sul “giullare di Dio”, come Francesco stesso amava definirsi, il gramelot – la “lingua” teatrale fatta di suoni e dialetti, resa ancor più incisiva dalla bravura e dalle doti mimiche di Dighero – riesce a far perfettamente comprendere il senso di ogni onomatopeica e farsesca frase.
L’introduzione dello spettacolo cita inoltre i tempi recenti con Papa Luciani e il ruolo dello scomparso Papa Francesco.
800 ANNI DALLA MORTE DEL SANTO DI ASSISI

L’attore genovese, conosciuto dal grande pubblico anche per avere interpretato il ruolo di Giulio nella fiction “Un medico in famiglia” e per molti altri ruoli televisivi e teatrali, sul palco della città dell’estremo ponente ligure.
Una rappresentazione incisiva e potente, dunque, in scena con l’adattamento e la regia di Giorgio Gallione, che per giunta coincide – come hanno sottolineato i direttori artistici della rassegna Claudia Claudiano e Angelo Giacobbe all’inizio della serata – con gli 800 anni dalla morte del santo di Assisi, spentosi nell’ottobre del 1226, e con il centenario della nascita di Dario Fo, Premio Nobel per la letteratura.
Con questa performance si è conclusa la stagione 2025-2026 dell’evento teatrale bordigotto che ha potuto contare sull’organizzazione operativa di CMC/Nidodiragno Produzioni, e realizzato grazie al supporto della Città di Bordighera.
LU SANTO JULLARE FRANCESCO, “CUORE, IRONIA E VERITÀ”
“Un monologo travolgente – spiegano gli organizzatori – tra gramelot e spiritualità, che restituisce al teatro la sua forza originaria: quella di raccontare il mondo con cuore, ironia e verità”.
Particolarmente intensi, infatti, i momenti in cui “il giullare di Dio”, come Francesco stesso amava definirsi, chiede al Papa Innocenzo III, il quale accondiscenderà nonostante le iniziali esitazioni, di poter diffondere il Vangelo con i suoi “seguaci” nei luoghi aperti e per le strade e di approvare la Regola di vita dei francescani. Come pure quando, il futuro Santo Patrono d’Italia, parla al lupo di Gubbio, simbolo del “nemico”, pregandolo di non fare più male a nessuno “e io ti prometto che gli abitanti di Gubbio si prenderanno cura di te”.
San Francesco d’altronde, è risaputo, ama la natura, specchio del Creatore: “O beati voi uccelli, che vi ritrovate liberi e leggeri, che campate senza nessun peso che vi gravi e nessun potere che vi imprigioni…”, esclama infatti, sempre in gramelot, Francesco/Dighero, levando le braccia verso l’alto.
SAN FRANCESCO E IL CANTO DELLE ALLODOLE
lo spettacolo teatrale riesce quindi a divertire, stimolare, provocare, ma in special modo a emozionare. Soprattutto nel finale quando “Lu Santo jullare Francesco, l’uomo che ha rifiutato ricchezze e privilegi, si spegne nella Porziuncola, la chiesetta che aveva restaurato e dove aveva fondato l’ordine. A disagio sul materasso dove i fratelli lo avevano adagiato, Francesco si fa mettere nudo a terra, mentre il pubblico resta in dialogo con la bellezza di questa anima accompagnata dal canto delle “sorelle” allodole, che lo accompagnano nell’ultimo viaggio.
Nell’immagine in apertura: Ugo Dighero recita il testo teatrale di Dario Fo e Franca Rame, dinnanzi al pubblico del teatro Golzi di Bordighera
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