Clelia Durazzo: Donna Scienziato del Settecento

Clelia Durazzo: Genovese e Donna Scienziato del Settecento
Nell'immagine: due giovani dame in un giardino fiorito, tratto da La Mode Illustrée ©riproduzione riservata 

©Angela Valenti Durazzo 2004* Riproduzione riservata di testi e immagini
“Una donna che nel fiore della giovinezza si invaghisce dello studio delle scienze, che in questo si avvalora, e cresce col crescere dell’età, che tra le dottrine presceglie le delizie di Flora la botanica, che per arricchirsi delle necessarie cognizioni sostiene disagi di lontane peregrinazioni , si procaccia l’amicizia, e la stima degli uomini più insigni, fa doviziosa raccolta di libri, e di piante per erbario, non divaga l’animo in ricreamenti, ed in femminili leggerezze, ma tutta in se raccolta dura sino all’ultima città nell’intrapreso divisamento, questa donna certamente levata sul comune del suo sesso non può non meritarsi l’ammirazione di tutti, e non deve mancare di scrittore, che raccomandi il suo nome lodato alla posterità. Questa è Clelia Durazzo Grimaldi”.

Così esordisce Antonio Bertoloni, professore emerito di botanica nell’università di Bologna, negli ottocenteschi Elogi del cavaliere Ippolito Durazzo e della nobil donna Clelia Durazzo Grimaldi (1).

Il De Candolle, altro autorevole esponente del mondo scientifico, afferma invece più sinteticamente: “non ho mai veduto una donna più fondata in botanica”.

CLELIA DURAZZO: SIMBOLO DI EMANCIPAZIONE FEMMINILE

Clelia Durazzo: Genovese e Donna Scienziato del Settecento

Uno dgli armadi che racchiude l’Erbario di Clelia Durazzo al Museo di Storia Naturale G.Doria di Genova; Ft©arvalens

Quella di Clelia Durazzo (1760-1837), infatti, simbolo a cavallo fra ‘700 e ‘800 di emancipazione femminile, non è un’esistenza comune. Né comune, data l’epoca, è l’unanime riconoscimento che le viene tributato dalla comunità scientifica internazionale, allora composta da uomini. Tantomeno comune è l’impronta scientifica che le viene trasmessa in famiglia.

Il padre Giacomo Filippo III è il primo vero naturalista genovese. Lo zio Ippolito Durazzo  è un pioniere della botanica a Genova. E tutto l’ambiente familiare, cugini fratelli, zii, concorre a sviluppare in lei questa passione e a fornirle i modelli a cui ispirarsi. E alla fine anche la studiosa di Casa Durazzo riuscirà a lasciare alla città un Orto Botanico (ancora esistente); una Raccolta di 550 opere scientifiche (2), di cui rimane solo il Catalogo manoscritto alla Biblioteca Berio di Genova; e un Erbario (3) che superava i 5000 “taxa” catalogati (foto sopra) conservato oggi al Museo di Storia Naturale G.Doria di Genova.

IL SUO NOME SOPRAVVIVE NELLA “GRIMALDIA”

E l’apprezzamento dell’opera di ricerca e di catalogazione svolta dalla nobile scienziata è tale che Franz von Paula von Schranck le dedica un “fiore”, o più correttamente una specie botanica. Ribattezza la leguminosa Cassia nictitans in Grimaldia assurgens, in onore del suo cognome da sposata che era, appunto, Grimaldi.

Ma prima di ottenere un così raro privilegio e prima di imporsi all’attenzione della comunità scientifica del tempo, la figlia di Giacomo Filippo Durazzo deve compiere un lungo “tirocinio”.

Clelia Durazzo nasce a Genova nel 1760. Il padre è Giacomo Filippo III, la madre Maria Maddalena Pallavicini. Viene battezzata (come del resto le sue cugine) col nome della nonna Clelia, sorella del Doge Marcellino e dell’ambasciatore, musicofilo e collezionista Giacomo Durazzo.

Viene educata, come era la norma per le giovani delle famiglie aristocratiche a quel tempo, in un monastero genovese ed in seguito in collegio a Milano. Tornata a Genova la giovane “di ingegno acuto e vivace” termina gli studi presso la paterna ‘Accademia Durazzo’ E la liberalità paterna concorre certo a far nascere in lei il “sacro ardore” per le scienze naturali.

“Ma evidentemente né la geologia né la zoologia (ambiti naturalistici preferiti dal padre e dai fratelli) le risultavano così stimolanti come la botanica. Questa passione le fu trasmessa con maggiore probabilità dallo zio paterno Ippolito, fondatore nel 1780 del primo Orto botanico di Genova” (4).

Il matrimonio con Giuseppe Grimaldi, appartenente ad una delle più antiche e consolidate famiglie aristocratiche genovesi che dà molti Dogi alla Repubblica di Genova, trasforma i sogni della giovane in realtà. Il Giardino Botanico di Clelia lentamente prende forma, nutrito dalla passione “materna” di questa donna che non potrà avere figli, e da “l’ardore pello studio” dell’esponente della nobiltà del Sette-Ottocento che, come sottolinea il già citato Bertoloni, non amava divagare l’animo “in ricreamenti”.

Anche la statua marmorea a lei dedicata celebra l’unico aspetto per il quale Clelia voleva essere ricordata: quello della donna di studio.

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La statua di Clelia Durazzo, di Giovanni Battista Cevasco, oggi conservata in una collezione privata; Ft © riproduzione riservata

GIUSEPPE GRIMALDI ASSECONDA IL SOGNO BOTANICO DI CLELIA DURAZZO

Giuseppe Grimaldi è una persona colta e di ampi orizzonti mentali, dimostrati anche nell’assecondare la passione per gli studi della moglie e nel permettere gli scambi epistolari ed i frequenti contatti con la comunità scientifica quasi come fossero “da uomo a uomo”.

Il ruolo del marito, dunque, è fondamentale. Questo sebbene i primi germi dell’emancipazione femminile stessero per sbocciare e sebbene Clelia appartenesse ad una famiglia dove sono molte le figure di donne che conquistano fama e visibilità.

Leggi anche: Ernestine Ungnad von Weissenwolf: “la catena che mi seppe incatenar” in Giacomo Durazzo Teatro Musicale e Collezionismo tra Genova, Parigi, Vienna e Venezia Catalogo della mostra a cura di Luca Leoncini, Sagep editori, Genova 2012, pag. 182-189.

Forte di tali esempi e dell’appoggio del marito Clelia Durazzo trova anche il posto perfetto dove piantare il primo seme del suo Orto Botanico, che col tempo diventerà un punto di riferimento per gli studiosi di tutta Europa. Si tratta dell’ampio parco del Palazzo Grimaldi a Pegli, località allora nei pressi di Genova: “Le ottime caratteristiche climatiche di Pegli e la posizione di questo terreno addossato ad un dislivello e quindi riparato dai venti montani, fecero sì che la marchesa potesse dedicarsi, oltre che allo studio di piante indigene, anche a quello delle esotiche” (5).

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Uno dei fogli contenuti nei volumi dell’Erbario di Clelia Durazzo conservati al Museo di Storia Naturale G.Doria di Genova; Ft©arvalens, Riproduzione riservata.



L’ORTO BOTANICO DI CLELIA DURAZZO “LA PIÙ IMPORTANTE RACCOLTA DI PIANTE A GENOVA E IN LIGURIA”

Così descrive il vasto terreno di Pegli il Bertoloni nei sui già citati Elogi del Cavaliere Ippolito Durazzo e della Nobildonna Clelia Durazzo Grimaldi (6).

É a Pegli, dunque, in quel luogo di “Primavera eterna”, che nasce l’Orto Botanico che a lungo rappresenterà “la più importante raccolta di piante a Genova e in Liguria” (7).

É nella villa di vacanze dei due nobili, oggi inglobata nel tessuto urbano di Genova, che i consorti si recheranno in ogni raro momento libero. 

“A partire dal 1794 – scrive Riccardo Albericci (8) già Curatore del Giardino Botanico Clelia Durazzo – cominciò a coltivare “sia con l’intelletto che con le mani” le sue piante. In tutta Europa vi era un grande fermento scientifico attorno alla botanica ed ovunque era un continuo fiorire di giardini d’inverno, grandi serre, collezioni ricchissime di specie esotiche provenienti dalle varie colonie che i ricchi Paesi europei fondavano in svariate parti del mondo. I direttori delle facoltà botaniche gareggiavano nel procurarsi le essenze più pregiate o più ricercate da mostrare con orgoglio e soddisfazione e da studiare con curioso interesse. Attingendo non solo idee ed ispirazioni ma anche piantine e semi dallo zio Ippolito, Clelia Durazzo cominciò a piantare attorno al Palazzo di Pegli diverse specie botaniche”.

GLI ORTI BOTANICI DI GENOVA

Col tempo il “giardino” di Clelia Durazzo è destinato a diventare una realtà importante. La donna lo coltiva con femminile perseveranza. Passa molte ore ogni giorno china sui libri, oppure con le mani nella terra. La sua “creatura” cresce fino ad eguagliare e poi a superare (soprattutto per quanto riguarda alcune specie rare ed esotiche) gli Orti botanici che erano nati a Genova all’inizio dell’Ottocento:

  • Villetta di Negro, di proprietà di Giancarlo Di Negro (e prima dello zio Ippolito Durazzo). 
  • L’Orto Botanico dell’Università, gestito dal botanico Domenico Viviani , protetto della famiglia Durazzo e collaboratore molto stretto di Clelia;
  • Villa Durazzo (oggi Gropallo dello Zerbino) sulle Mura dello Zerbino trasformata in Orto Botanico da Ippolito Durazzo con la collaborazione di Antonio Bertoloni (9).
Clelia Durazzo: Genovese e Donna Scienziato del Settecento

Ft© arvalens, riproduzione riservata.

“La concentrazione di specie esotiche che si aveva nell’Orto di Clelia Durazzo Grimaldi a Pegli – spiegano Luigi Minuto (10) e Riccardo Albericci (Le Serre Ottocentesche per la coltivazione delle specie esotiche negli orti botanici di Genova) – era concessa dagli avanzati sistemi di cui il giardino era dotato. Grazie al patrimonio di cui disponeva, Clelia ricalcava l’idea che lo zio Ippolito aveva realizzato allo Zerbino, e che certo era in continuità con lo stile che più era in voga e veniva utilizzato in quegli anni: una vasca centrale di 21 metri quadri, destinata alle colture esotiche in piena terra che potevano beneficiare di una ragguardevole altezza (10 metri) per svilupparsi liberamente. Sul muro di fondo, in misura maggiore rispetto alle aranciere dello zio, delle mensole in ardesia oggi demolite ospitavano alcune decine di vasi nel periodo invernale”.

Nella seconda serra invece la botanica poteva sistemare centinaia di vasi.

 

1000 PIANTE IN UNA SOLA SERRA

Clelia Durazzo: Genovese e Donna Scienziato del Settecento

Una delle serre di Clelia Durazzo nell’ Orto Botanico che si trova ancora oggi nella Villa Durazzo Pallavicini di Pegli; Ft©arvalens

Chi immagina dunque Clelia Durazzo come un’aristocratica con l’hobby del giardinaggio, impegnata a trapiantare piantine e a bagnare con l’annaffiatoio i suoi fiori, è fuori strada. La nobildonna vissuta tra Sette e Ottocento applica, nel dare una struttura al suo “giardino”, i più avanzati criteri scientifici del tempo mentre il suo Orto Botanico rende necessario l’uso di personale e di criteri tecnici d’avanguardia. Il sistema di riscaldamento delle serre è a carbone, quello di irrigazione è garantito da un acquedotto privato. In una sola serra, inoltre, la marchesa era in grado di coltivare quasi 1000 piante. Sono state ritrovate grandi quantità di coccini : piccoli vasetti in terracotta di diverse misure, capaci di contenere un solo seme per le prove di germinazione … e si è ancora in possesso di svariate targhette non datate”.

Clelia Durazzo: Genovese e Donna Scienziato del Settecento

Ft© arvalens 2004 – Riproduzione Riservata

“sappiamo sicuramente che quelle dipinte in nero sono più antiche, quelle blu, dipinte in modo più raffinato, più recenti” (11).

Sono stati conservati anche “umidificatori per vasi” che servivano, appunto, per umidificare le radici delle piante; e vasi per la coltivazione di orchidee, specie che necessitano di molta umidità ma che soffrono il ristagno.

GLI SCAMBI EPISTOLARI 

L’impegno scientifico di Clelia Durazzo emerge anche negli scambi epistolari (e di sementi) che la marchesa “verde” effettuava a ritmo serrato con gli altri naturalisti. Lo stralcio della lettera del 19 settembre 1818 che qui riportiamo, conservata nell’Archivio storico del Comune di Genova, ci fornisce un esempio del suo metodo di lavoro, ma anche una prova dell’atteggiamento umile con il quale l’esponente dell’aristocrazia genovese si rivolgeva ai suoi corrispondenti per ottenere informazioni ed accrescere le sue conoscenze. La consistente raccolta botanica di Pegli viene infatti da lei stessa definita “piccola collezione”.

“Signore, sono molto riconoscente al signor…di non aver dimenticato il mio desiderio di mettermi in corrispondenza con uno scienziato di così grande merito e che non può essermi che di grande utilità per la mia istruzione ; io vi ringrazio molto dei semi che avete avuto la compiacenza di inviarmi…”

Il tono è certamente più dimesso ed accondiscendente di quello utilizzato nelle analoghe lettere che il padre Giacomo Filippo e lo zio Ippolito scambiavano con i propri corrispondenti. Si nota dallo stesso modo di porsi di Clelia come essa si sentisse “privilegiata”, o forse a disagio, nell’inserirsi in un ambiente poco abituato alle “ingerenze femminili”. Il che giustifica la definizione che di lei dà R. Albericci nell’introduzione dell’ultima ristampa dello storico Catalogo della botanica: “Donna di classe nobile, con una posizione sociale invidiabile, Clelia Durazzo espresse la sua passione per le piante secondo le possibilità che la vita le seppe offrire. La sua cultura ebbe indiscussi riconoscimenti e forse un solo limite: un sesso che in quell’epoca voleva dire ancora discriminazione” (12).

La nobile studiosa infatti, confermano F.Calvi e S.Ghigino (13) diventa “un punto di riferimento per gli studiosi di tutta Europa, grazie alla sua conoscenza in tale materia, non fosse stato per la discriminazione legata al sesso femminile che in quell’epoca costituiva un’oggettiva difficoltà, avrebbe potuto reggere la cattedra della nascente Università di Botanica Genovese che invece fu affidata a Domenico Viviani, suo prezioso collaboratore nello sviluppo dell’Orto di Pegli”.

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Alcuni volumi dell’Erbario di Clelia Durazzo conservati al Museo di Storia Naturale G.Doria di Genova; Ft©arvalens – Riproduzione Riservata.

Clelia Durazzo era quindi, innanzitutto, figlia del suo tempo. Un tempo che stava per gettarsi nella convulsa corsa della rivoluzione francese. E proprio questo dato fa sì che l’aristocratica, nata dalla stirpe che tanti ingegni aveva partorito, si trasformi nell’eroina, nell’antesignana, di un “femminismo” garbato e costruito sui fatti. Mentre lo zio Ippolito Durazzo (fratello del padre) “scorrazza” per l’Europa e si approvvigiona di preziosi campioni ed informazioni per la propria collezione, Clelia segue il marito nei suoi spostamenti. Le occasioni per viaggiare, comunque, non le mancheranno.

“I moti rivoluzionari scoppiati in tutta Italia, nel 1797, sull’onda della Rivoluzione Francese – si legge nel volume Villa Pallavicini a Pegli (14) – si estesero anche a Genova e il 22 maggio, quando cadde il governo aristocratico, Clelia e il marito si rifugiarono nel Regno di Parma, dove soggiornarono per diversi anni. Nello stesso giorno i rivoluzionari isolarono la tribuna che la famiglia Grimaldi aveva nella chiesa di San Martino, murando la porta che la collegava con il coro” .

Proprio a Parma infatti Clelia, che porta avanti i suoi studi, sotto la guida del professor Pascal, comincerà a raccogliere i primi campioni botanici del già citato  Erbario, oggi custodito nel Museo di Storia Naturale G. Doria di Genova (vedi foto sopra).

Inoltre “Durante questo esilio forzato – si legge ancora – poté compiere viaggi in Germania, Austria e Boemia visitando giardini e orti botanici, raccogliendo nuove piante e libri, incontrando illustri scienziati e botanici dell’epoca”. Inoltre, come già accennato, Clelia compila e dà alle stampe il Catalogo delle piante coltivate nel suo Giardino Catalogue des Plantes cultivées dans les jardins de Madame Durazzo de Grimaldi a Pegli, département et arrondissement de Gênes (Genova 1812), del quale verranno realizzate numerose ristampe (una delle quali nel 2002).

IL GIARDINO DI CLELIA DURAZZO IN UN FRANCOBOLLO DELLE POSTE ITALIANE

Non a caso l’Orto di Pegli, restaurato nuovamente nel 2004, e rinomato per le collezioni di orchidee, succulente, piante carnivore ed epifite, è ancora oggi meta di visite di addetti ai lavori e di turisti, richiamati anche dal parco disegnato dopo la morte della marchesa dall’architetto Michele Canzio: splendido esempio di giardino romantico.

“Negli ultimi anni – riporta un depliant del Comune di Genova del 1987 – la Civica Amministrazione ha arricchito la collezione indirizzando la raccolta verso le piante rare e pregevoli di interesse didattico. Sono, inoltre, in coltivazione la Victoria Regiae, la Gunnera Manicata, nonché piante di interesse coloniale come caffè, cacao, canna da zucchero, pepe, banano chinino, thè, etc. presentate con successo nelle ultime edizioni di Euroflora”.

Nel 1995 il bellissimo e rigoglioso giardino di Villa Durazzo Pallavicini  è stato anche impresso su un francobollo delle poste italiane, facendo il proprio ingresso nel mondo della filatelia (15).

Il Francobollo fa parte della serie tematica “il patrimonio artistico e culturale italiano” dedicata anche ad altri tre giardini storici italiani: quello di Villa Pitti a Firenze, quello della Reggia di Caserta e l’ultimo, dei Giardini di Ninfa (Cisterna di Latina). “I francobolli hanno inpresso il valore di 750 lire ciascuno e sono stati stampati dall’Officina Carte e Valori dell’Istituto Poligrafico e Zecca di Stato”. Nell’immagine dedicata alla Villa Durazzo Pallavicini, è stato impresso il Tempio di Diana che sorge in un laghetto all’ombra del grande cedro del Libano.

Clelia Durazzo: Donna Scienziato del Settecento

Il Tempio Di Diana della Villa Durazzo Pallavicini Di Pegli; Ft©A.Ferrari

LA MORTE DI GIUSEPPE GRIMALDI

La morte di Giuseppe Grimaldi segnerà profondamente la nobildonna. I due patrizi genovesi, infatti, erano uniti da un legame saldo e reciproco rispetto e il consorte aveva dimostrato, nella pratica, quanto tenesse alla realizzazione della vena botanica della esile e caparbia Clelia.

Così Clelia Durazzo dopo la scomparsa del marito si chiude ancor di più nel suo rassicurante giardino di Pegli, il solo luogo dove, immaginiamo,  riesca a  trovare conforto. Pochissimi gli scienziati ammessi da quel momento in poi nella residenza. Tra questi il suo collaboratore di sempre Domenico Viviani con il quale la donna aveva instaurato “un’amicizia, oltre che un legame culturale” e una forte stima.

Clelia si dedicherà interamente alle sue amate piante negli anni che le restano da vivere.

La studiosa di botanica si spegne nel 1837. Muore nella Villa di Pegli immersa nel verde dove oramai viveva stabilmente.

Dalla finestra della stanza dove giace ammalata le giunge sicuramente fino agli ultimi istanti il “grato odore” delle sue piante.

Clelia Durazzo: Genovese e Donna Scienziato del Settecento

Alcune targhette conservate nella Villa: “queste venivano prodotte su basi di terracotta di varie misure e di diversa consistenza, venivano imbiancate e dipinte a mano con il nome il genere e la specie delle piante”; Ft© arvalens 2004, Riproduzione Riservata

“Così trapassò la donna che fu ornamento di Genova”, sentenzia Antonio Cappellini nel libro “Stelle Genovesi”.
“Clelia qualche anno prima aveva fatto un testamento nel quale nominava eredi universali le nipoti Maria, Maria Maddalena, Angiola e Maria Teresa, figlie di Gio Batta Grimaldi. Ma per via della scomparsa di tre delle beneficiarie dell’eredità, nel 1837 la marchesa Durazzo, già malata, deve modificare il testamento. Così oltre a nominare esecutori testamentari i fratelli Marcello e Gio Luca lascia a Maria Maddalena due terzi della propria eredità e ad Angiolina Grimaldi Landi la restante parte. Alla morte della nipote Maria Maddalena, vedova di Paolo Gerolamo Pallavicini, sarà il figlio Ignazio, insieme agli eredi Landi a divenire proprietario della Villa Grimaldi Durazzo”. 

E proprio Ignazio Pallavicini onorerà la memoria delle due personalità che l’avevano abitata facendo rivivere alla dimora una seconda primavera.

 

LA VILLA DURAZZO PALLACIVINI DIVENTA PARCO ROMANTICO CON LA REGIA DELLO SCENOGRAFO DEL CARLO FELICE

Clelia Durazzo: Genovese e Donna Scienziato del Settecento

Il taglio del nastro nel 2004 del restaurato Orto Botanico Clelia Durazzo di Genova ad opera della piccola M.Clelia Durazzo, nata nel 1994; Ft© arvalens – Riproduzione Riservata

Nel 1840, dunque, Ignazio Pallavicini, dopo un accordo fra le parti, diventa il solo proprietario dell’eredità di Clelia Durazzo. E subito decide di attuare un ambizioso progetto di restauro del complesso affidandosi a Michele Canzio, scenografo del Carlo Felice che lo trasformerà “in uno dei più validi esempi di parco paesistico romantico che l’Italia possa vantare” e “in un esempio di parco romantico unico sia per la sua felice articolazione su un terreno tanto scosceso, sia per il suo ingegnoso impianto idrico, divenuto famoso per i divertenti giochi d’acqua e per le molteplici e fantastiche scenografie che hanno trasformato una tipica collina ligure in un luogo incantato al di fuori del tempo”.

Il lavoro di sbancamento e ricostruzione del giardino attuato dal Canzio è impegnativo. Giuseppe Cappi, infatti, in visita a Genova nel 1888, scrive: “Il piantar un giardino in quella località dove tutto mancava tranne le pietre, se non fu una creazione codesta, non sappiamo cosa significhi il verbo creare”.

Nell’idea di Pallavicini quest’opera di ristrutturazione si inseriva in un progetto generale di rivalorizzazione e trasformazione di Pegli in una Stazione Balneare. Nel 1854, infatti, Ignazio favoriva la costruzione della ferrovia (mettendo a disposizione alcuni suoi terreni) successivamente  la realizzazione dell’Albergo Michel.

“Le descrizioni di questa notissima Villa Ottocentesca si succedono nel tempo particolarmente numerose e dettagliate, in guide, pitture, litografie e disegni: da quelle del primo nucleo della Villa, in origine Grimaldi, ‘Orto botanico di peregrine piante ricchissimo’ creato da Clelia Durazzo ‘nelle vaste possessioni del marito’, al successivo ampliamento eseguito dal suo erede e nipote Ignazio Pallavicini ‘a cui Pegli deve il rifiorir della sua vita e che portò il benessere di cui godiamo”.

350 OPERAI PER LA CREAZIONE DI UN PARCO DA FIABA

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Un’antica immagine del Parco romantico di Villa Durazzo Pallavicini, Ft©collezione privata.

Lo sviluppo turistico e la fortuna economica della località turistica di Pegli furono quindi certamente anche connessi al successo del grandioso parco della Villa Durazzo Pallavicini: la cui estensione era oltre 74.000 mq, e che sarà inaugurato nel 1846.

Il Palazzo di Clelia Durazzo, ed il vasto terreno adiacente, diventano quindi motore e fulcro della rinascita della località del genovesato ancora oggi ricca di antiche ville nobiliari: “possiamo facilmente supporre che l’accesso ai giardini, principale attrattiva di Pegli, ‘gentilmente’ concesso dai proprietari ai turisti, rientrasse nel programma di trasformazione della cittadina ligure in località turistico balneare”.

Nella trasformazione del giardino della villa in parco romantico vennero impiegati 350 operai. Da un punto di vista delle architetture e delle sculture al lavoro di Michele Canzio si affiancò l’opera dello scultore Giovanni Battista Cevasco, autore delle numerose statue collocate nel parco e all’interno degli edifici (e anche di quella di Clelia Durazzo alla quale abbiamo accennato), mentre un importate contributo venne offerto da alcuni artisti della Accademia Ligustica di Belle Arti. 

Il tragitto al suo interno offre una sequenza di scene che si sviluppano intorno ai vari edifici. In sostanza ogni ambientazione edilizia e naturale del parco costituisce la scena di un’immaginaria rappresentazione immersa nella romantica vegetazione.

Nel parco di Ignazio Pallavicini vennero probabilmente sistemate molte specie botaniche che si trovavano nell’Orto Botanico di Clelia. Trasformate, in questo caso, da reperti naturalistici a effimera scenografia.

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Il Tempio di Diana nel Parco di Villa Durazzo Pallavicini a Genova Pegli; Ft© MCD

La realizzazione del parco: ricco di grotte, corsi d’acqua, laghi artificiali e cascatelle, rientra in quella che è la nuova poetica del paesaggio dell’800.

In quegli anni “l’ideale estetico di natura – spiega Annalisa Maniglio Calcagno (16) – si identificava con la dolcezza di un paesaggio bucolico o con la grandiosità di uno scenario incontaminato, con l’irregolarità naturale delle linee e delle forme”. 

Non occorre sottolineare, però, quanto diversi fossero i nuovi visitatori del Parco rispetto al selezionato pubblico che percorreva i viali della Villa quando la marchesa Durazzo era in vita. Tanto meno occorre sottolineare quanto diverso fosse lo spirito con cui la realizzatrice dell’Orto Botanico e dell’Erbario Durazzo, con le sue circa 5000 piante pazientemente essiccate e raccolte, lo aveva realizzato.

Clelia Durazzo: Donna Scienziato del Settecento

Clelia Durazzo (n.1994) con la Pagoda Cinese della Villa Durazzo Pallavicini sullo sfondo; Ft©A.Ferrari

Alla luce di questa memoria, ancora oggi conservata e tenuta in grande considerazione dai genovesi del secondo millennio, la grandiosa e spettacolare realizzazione del Canzio assume quasi i contorni di una profanazione della “piccola collezione” di Clelia.

Ma l’erbario della nobildonna aveva già lasciato quel luogo di romantiche atmosfere e giochi d’acqua per trasferirsi negli asciutti locali del Comune di Genova, istituzione a cui Clelia aveva lasciato la sua vera eredità, quella scientifica.

*testo tratto, con integrazioni e modifiche, dal libro “I Durazzo da Schiavi a Dogi della Repubblica di Genova” di Angela Valenti Durazzo, La Compagnia della Stampa, 2004.
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Striscione nel Centro di Genova in occasione della fioritura delle Camelie di Villa Durazzo Pallavicini; Ft©arvalens

Note:

(1) Antonio Bertoloni, Elogi del cavaliere Ippolito Durazzo e della nobil donna Clelia Durazzo Grimaldi, Bologna MDCC-CXL. Il Bertoloni, fu un insigne botanico italiano. Nato a Sarzana nel 1775 e morto a Bologna nel 1869 fu allievo di Frank e Scopoli a Pavia e si laureò in medicina. Nel 1815 divenne professore d Botanica all’Università di Bologna e direttore dell’Orto Botanico dell’Università.

(2) Citiamo come esempio delle opere scientifiche raccolte dalla botanica: Gramina austriaca di Host, Gerania di Heritier, Herbier de la France di Buillard. E ovviamente i testi di Linneo: Genera Plantarum e Species Plantarum.

(3) Si veda a questo proposito di Mauro Mariotti e Roberto Poggi : Contributo alla conoscenza degli erbari del Museo Civico di Storia Naturale “Giacomo Doria” di Genova , in Annali del Museo Civico di Storia Naturale di Genova, vol. LXXXIV- 1 settembre 1983; e di A.Piccone , Brevi notizie intorno agli erbari posseduti dal Municipio di Genova in Atti Società Ligure di Scienze Naturali e Geografiche, vol.VI, n.2, anno 6 giugno 1895, pagg.2017-2019.

(4) Si veda: Luigi Minuto e Riccardo Albericci Serre Ottocentesche per la coltivazione delle specie esotiche negli orti botanici di Genova.

(5) Fabio Calvi e Silvana Ghigino, Villa Pallavicini a Pegli, Sagep Editrice, Genova 1998, pag.81.

(6) Antonio Bertoloni: Elogi del Cavaliere Ippolito Durazzo e della Nobil Donna Clelia Durazzo Grimaldi, Bologna, MDCCCXL. Riguardo alla figura della botanica si veda anche: Pia Meda, Nel nome di Clelia, in Gardenia, Editoriale Giorgio Mondadori, n° 161, settembre 1997.

(7) Si veda di Riccardo Albericci e Luigi Minuto, Gli orti botanici a Genova.

(8) Riccardo Albericci Ristampa ed introduzione del Catalogue des Plantes cultivées dans les jardins de Madame Durazzo de Grimaldi à Pegli, Genova Pegli 2002.

(9) Riguardo ad Antonio Bertoloni si veda: Roberto Poggi Cenni sul alcuni naturalisti liguri dei secoli XVIII e XIX , Notiz. A.N.M.S., Anno 8, n°1, 1981.

(10) Luigi Minuto è ricercatore di Botanica presso il DI.P.Te.Ris dell’Università di Genova.

(11) C.Maggiolo e F.Santagata Il Collezionismo naturalistico del fine ‘700 attraverso l’analisi delle Corrispondenze Durazzo, Genova 13 giugno 1995.

(12) Riccardo Albericci Ristampa e introduzione de il  Catalogue des Plantes cultivées dans les jardins de Madame Durazzo de Grimaldi à Pegli, Genova Pegli 2002.

(13) Fabio Calvi e Silvana Ghigino, Villa Pallavicini a Pegli, l’opera romantica di Michele Canzio, Sagep editrice, Genova 1998, pag.81.

(14) Ibidem

(15) M.Bottino, Villa Pallavicini diventa superstar con un francobollo, Il Giornale, 25 giugno 1995.

(16) Annalisa Maniglio Calcagno, Giardini , Parchi e Paesaggio nella Genova dell’800, Sagep, Genova 1985. Della stessa autrice si veda: Giardini e parchi storici: conoscenza, conservazione , restauro in La Camelia e il Giardino in Europa in Liguria e a Genova, atti del convegno del 28 febbraio 1998 nella Villa Durazzo Pallavicini a Pegli. Riguardo alla villa di Clelia si veda anche: Villa Pallavicini, Parco Romantico di Pegli, Sagep editrice, 1997.

 

Clelia Durazzo: Genovese e Donna Scienziato del Settecento
Camelia Durazzo, da una antica pianta conservata alla Villa Durazzo di Santa Margherita Ligure; Ft©arvalens



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