La Chiesa di Santa Devota: il culto e la tradizione di Monaco

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Monaco: la Chiesa di Santa Devota dedicata alla santa protettrice del Principato e della famiglia Grimaldi
foto©arvalens2017

di Angela Valenti Durazzo

tratto da l’Editoriale, Principato di Monaco, Primavera 2013

«Corpu martirisau, cun üna barc’vela

I venti e a mar fint’a nui T’an purtau

Da chel’ura ün poei a To’Santa Tütela

U nostru Principatu ün paije à gardau.

Oh corpo martirizzato, in una barca a vela

Iventi e le correnti fino a noi ti hanno portato

E da quest’attimo sotto la tua santissima stella

Il nostro Principato in pace dimora.

Prutege u Suvran, a So’cara Famlya

U me picin Païse e cheli che ghe stan

Permet’a tüti nui de viv’ün armunia

Per iesse sempre prunti a se da üna man.

Custodisci il Sovrano e la sua cara famiglia

Il nostro piccolo paese e i suoi cittadini

Permetti che viviamo in perfetta armonia

Per essere sempre pronti a darci la mano.

Pruteg’a zuventü e daghe u curage

A Fede a Sperança ünt’ün deman seren

Chela fraternita che voe che se partage

Cun chelu scunusciüu, u nostru fral tamben.

Proteggi i nostri figli, dà loro il coraggio

La fede e la speranza di un avvenire sereno

Questa fraternità che vuole che si condivida

Con gli sconosciuti, i nostri fratelli di domani».

E’ la chiesa dove la Principessa Charlene il 2 luglio 2011, subito dopo avere detto sì al Principe Alberto, ha deposto il bouquet di nozze, proprio come prima di lei aveva fatto Grace di Monaco.

Un gesto simbolico, segno della fede e tradizione del popolo monegasco, che non a caso ha avuto come teatro la chiesa di Santa Devota, piccola e scarna costruzione incastonata tra i grandi palazzi, lambita dal circuito del Grand Prix di Formula 1 e posta di fronte al Porto Hercole con i suoi mega yacht e le mastodontiche navi da crociera ancorate alla diga. La cappella dedicata alla santa patrona del Principato e della famiglia del Principe, infatti pur nella sua essenzialità architettonica, rappresenta il cuore pulsante della Condamine. La lapide posta sulla facciata esterna a destra riporta la scritta «La cappella di Santa Devota fondata nei primi tempi del cristianesimo sulla tomba della martire patrona del Principato e appartenuta dall’XI° secolo fino al 1793 all’Abazia di San Pons nei pressi di Nizza, restaurata ed ampliata dal Principe Charles III è stata nuovamente inaugurata solennemente il 26 gennaio 1871 ed è diventata chiesa parrocchiale il 15 marzo 1887».

L’INTERCESSIONE DELLA SANTA PATRONA NEI MOMENTI DIFFICILI DELLA STORIA DEL PRINCIPATO

La cappella votiva è stata dunque edificata nel “Vallon des Gaumates”, oggi quartiere della Condamine. Sorge nel luogo ove nel IV secolo la tradizione vuole si sia arrestata l’imbarcazione che trasportava il corpo della martire del cristianesimo nata in Corsica. Sul sagrato della chiesa, infatti, si trova oggi una scultura in marmo e bronzo realizzata nel 1998 da Cyril de La Patellière che rappresenta Devota, protesa in avanti, su una fragile barca portata dai flutti, con una colomba fra le mani per indicarle la rotta.

Alcuni dipinti giunti fino ad oggi raffigurano la santa (patrona anche della Corsica). Tra questi l’opera di un anonimo, intitolata Santa Devota, offerta nel 1963 dal Principe Ranieri III alla Chiesa. La martire, dipinta con le mani giunte, volge lo sguardo verso una colomba che ha tra le zampe la corona e la palma del martirio e dinanzi a sé un leggio con lo stemma della famiglia Grimaldi (foto sopra).

Vi è poi Santa Devota che riceve la corona e la palma del martirio, di autore anonimo della fine del XVII secolo inizio XVIII. E ancora Santa Devota in preghiera sulla spiaggia di Monaco di un anonimo del XVII secolo inizio XVIII, sullo sfondo della quale appare il Palazzo del Principe, la Rocca di Monaco ed il porto. Interessante anche l’amorino accanto alla santa che sorregge uno stemma della casa Grimaldi e l’anacronismo, raffigurato sulla destra del quadro, dell’arrivo del corpo martirizzato di Devota, trasportato dai monaci benedettini. Ed il trittico di Santa Devota di un anonimo, di scuola ligure, della fine del XV secolo, raffigurante la patrona di Monaco fra San Giorgio e Santa Lucia conservato nella Cattedrale di Monaco (per saperne di più si veda: https://monacoitaliamagazine.net/la-cattedrale-di-monaco-ed-il-mito-di-grace-kelly).

Monaco, Chiesa di Santa Devota: la scultura di Cyril de La Patellière che raffigura la santa su una barca con una colomba fra le mani
La scultura di Cyril de La Patellière sul sagrato della Chiesa di Santa Devota di Monaco, che raffigura la santa su una barca con una colomba fra le mani, foto©arvalens

SANTA DEVOTA NELLA CHIESA DI DOLCEACQUA IN LIGURIA

Segnaliamo, invece, oltreconfine la Pala d’altare realizzata da Ludovico Brea intorno al 1517 e conservata nella Chiesa parrocchiale di Dolceacqua (recentemente esposta a Monaco nella Chiesa di Santa Devota) e, fra le altre opere, il ritratto della Patrona di un anonimo del XVII secolo conservato nella Basilica di San Michele Arcangelo di Mentone. Anche in questa raffigurazione la santa, dipinta con accanto una colomba, si trova sulla spiaggia di Monaco sullo sfondo della quale si vedono la Rocca ed il porto. Devota, la santa portata dai flutti, sembra abbracciare con il suo sguardo chi vive sulla terra ferma e chi va per mare.

Una devozione che dà vita anche ad una una serie di eventi e celebrazioni. La tradizione vuole che ogni 26 gennaio, al calar della sera, di fronte alla chiesa una barca venga bruciata alla presenza dell’Arcivescovo Bernard Barsi e dei Principi Alberto e Charlene e dei fedeli. Il 27 gennaio, invece, giorno della festa patronale, avviene una processione con le reliquie della santa.

L’attaccamento dei Grimaldi e della popolazione monegasca a Santa Devota – confermava d’altronde il principe Ranieri nella prefazione del libro di Claude Passet «Sainte Dévote. Images d’Histoire, histoire d’images» – martirizzata nell’anno 304 della nostra era, a seguito delle persecuzioni romane contro i cristiani, rileva nello stesso tempo il culto e la tradizione…la presente opera testimonia la fervente devozione che la mia Casa e la mia Famiglia non cessano di portare verso colei che, nei momenti difficili della nostra storia, noi non abbiamo mai implorato invano». Parole queste che rendono attuale l’antica preghiera a Santa Devota che abbiamo riportato in apertura dell’articolo «Custodisci il Sovrano e la sua cara famiglia. Il nostro piccolo paese e i suoi cittadini».

E’ per sua intercessione, secondo la credenza popolare, che cesserà il flagello della peste del 1631. Mentre nel XVI secolo, durante un assedio della fortezza da parte dei genovesi e dei pisani, si narra che la santa sia apparsa in sogno ai monegaschi assicurando loro la protezione divina e la vittoria. E da quel momento, per più di sei mesi, gli attacchi dei nemici verranno respinti fino a che, il 15 marzo 1507, i genovesi dovranno abbandonare l’assedio.

Dunque il fervore religioso della famiglia Grimaldi e della gente comune si è tradotto negli anni, come si legge nel già citato volume di Claude Passet «in una delle più antiche tradizioni del Principato di Monaco, che ha impregnato la cultura nazionale in campi così diversi come la religione, il folklore, le credenze popolari, la storia, la letteratura, l’arte, la pittura, la musica, la numismatica e la filatelia».

Claude Gauthier, la Chiesa di Santa Devota il giorno del "mariage princier"
Claude Gauthier, la Chiesa di Santa Devota il giorno del “mariage princier”

LA STORIA DELLA SANTA

Ma alla vergine e martire nata in Corsica sono dedicati anche libri, incontri, manifestazioni. Nel 1927 il libro in lingua monegasca del poeta Louis Notari è proprio rivolto alla leggenda di Santa Devota (« A legenda de Santa Devota »).

La tradizione vuole che Devota nasca nel 283, a Quercio, in Corsica, (allora provincia romana) attuale Lucciana. Vittima della persecuzione contro i cristiani voluta da Diocleziano viene arrestata, ma non rinnega la sua fede fino alla fine. Il suo corpo viene martirizzato e la sua testa schiacciata a colpi di pietre. Ma i cristiani sopravvissuti riusciranno a salvare i resti della donna dal rogo e, per evitare ogni profanazione, lo deporranno su una barca perché potesse avere una degna sepoltura. L’imbarcazione approda, come già detto, a Monaco, dove si incaglia su un cespuglio di fiori molto precoci per la stagione ancora fredda.

«Come quello d’Agnese, d’Agata, di Lucia, di Cecilia e d’Anastasia – affermava il Cardinale Baggio nel 1980, nel corso della fasta patronale – la sua è una storia affascinante e patetica, impregnata di soave poesia. È il fanatismo che si accanisce contro la fede, l’onore e la libertà; è la brutalità che imperversa contro la castità, la bellezza, la giovinezza, la fragilità, non rispettandone neanche la salma; ed è la pietà, la tenerezza dei fedeli che mettono al sicuro le preziose reliquie, diventate oggetto d’amore e d’ispirazione, e che tramandano il ricordo del doloroso e ammirevole avvenimento».

 

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