I Frontalieri Liguri nel Principato: successi e priorità di chi varca ogni giorno il confine

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Santo Fortugno e Roberto Lacchin, rispettivamente presidente e vice-presidente dell'Associazione Frontalieri Autonomi Intemeli-foto©arvalens

Sono stato frontaliere nel Principato di Monaco, come insegnante di lingua italiana e come residente a Bordighera dove abitava e dove abita tuttora la mia famiglia. Questa esperienza, lunga tranquilla e feconda di relazioni umane e culturali, ha lasciato nel mio cuore un sentimento profondo di riconoscenza verso i Principi di Monaco, per il lavoro e l’accoglienza che hanno offerto a me e a generazioni di italiani, residenti e frontalieri”.

Una testimonianza quella riportata nel libro “I Frontalieri” di Renato Pilade (Petrilli Group, 2013), fortemente voluto da Santo Fortugno presidente dei Frontalieri Autonomi Intemeli,  che mostra quanto sentito sia il legame con il Principato dei circa 4000 lavoratori che, prevalentemente abitando a Ventimiglia e nella provincia di Imperia, varcano ogni giorno il confine per svolgere la propria attività nel Paese dei Principi Grimaldi. Una componente rilevante, dunque, per l’economia dell’estremo ponente ligure, sebbene il lavoro frontaliero comporti spesso la necessità di rapportarsi a normative e disposizioni differenti fra Stati.

Non mancano però i successi. Nel 2011 è stata siglata la Convenzione sanitaria con il Principato che ha introdotto il rimborso delle prestazioni mediche. «Siamo orgogliosi di questo risultato – ha spiegato Roberto Lacchin vice presidente dell’associazione “Frontalieri Autonomi Intemeli” (FAI.) prima tutti noi pur svolgendo la giornata lavorativa a Monaco non avevamo diritto, tranne per le urgenze, all’assistenza sanitaria e per andarci a curare in Italia dovevamo perdere una giornata di lavoro. Adesso invece con la prescrizione del medico italiano, usufruiamo delle visite specialistiche nel pubblico a Monaco e a noi rimane da pagare solo un 20 per cento». Restano ancora da inserire nell’accordo, secondo la F.A.I., le visite oculistiche e dentistiche, attualmente escluse.

Essere frontaliere, dunque, rappresenta una delle manifestazioni concrete dell’interscambio di due Paesi che spesso hanno visto intrecciarsi storia, cultura e commerci. La figura del frontaliere a Ventimiglia “nasce nel primo novecento e si sviluppa dopo la seconda guerra mondiale, negli anni ’40, ’50 e ’60, prevalentemente verso il Principato di Monaco. Il 93 per cento, in quel periodo, era costituito da operai non qualificati, il 41 per cento dei quali erano donne”.

A quell’epoca il classico frontaliere era l’operaio italiano o il manovale – ribadisce Santo Fortugno – oggi la presenza italiana e della nostra provincia ligure a Monaco è cambiata. I nostri connazionali, infatti, lavorano soprattutto negli uffici, alberghi, banche; sono tecnici, dirigenti d’azienda, concierge (portieri negli hôtel o nei lussuosi palazzi monegaschi), cuochi, camerieri, addetti alle pulizie ecc.”.

Roma, la riunione bilaterale Italia-Monaco dedicata all’introduzione del telelavoro nel Principato di Monaco per i salariati residenti in Italia. foto©Direction de la Communication

E quali sono le priorità per questi lavoratori che vanno ad aggiungersi ogni giorno ai circa 8000 italiani residenti nel Principato? “Due sono le questioni prioritarie per cui ci rivolgiamo all’Italia – spiegano ancora i rappresentanti della FAI di Ventimiglia – quella del bonus fiscale di 7500 euro concesso ai frontalieri attivi e dal quale invece sono esclusi i pensionati, e la possibilità di usufruire del telelavoro a Monte Carlo, al quale per adesso possono accedere solo i dipendenti francesi e che permetterebbe anche a quelli italiani di svolgere la propria professione da casa per i due terzi del tempo mentre per il terzo restante dovrebbero recarsi nel luogo di lavoro”. Un’ipotesi, per discutere la quale Monaco e l’Italia si sono già incontrati (foto sopra) e che si tradurrebbe in un vantaggio sia per i dipendenti che per le aziende, determinando una diminuzione dello stress, la necessità per le imprese di minori spazi, una riduzione del traffico e dell’inquinamento.

Un altro aspetto che ci sta a cuore – spiega ancora Fortugno – è quello della buona conoscenza della lingua francese. Questa infatti è una delle carenze che penalizza maggiormente i nostri lavoratori. Oltre al potenziamento dello studio delle lingue straniere necessario nelle scuole, per ovviare a questo abbiamo avviato tre corsi gratuiti, due serali ed uno pomeridiano, di 36 ore ognuno, con oltre 70 iscritti ai quali la professoressa insegna un francese “da lavoro”. L’attestato rilasciato alla fine delle lezioni rende più facile trovare un posto. Insomma cerchiamo di fare le cose alla grande”.

Ed è proprio di grandezza e di orgoglio della propria identità nazionale e ligure che tratta la testimonianza di un altro frontaliere, riportata nel già citato volume. Abito a Bordighera e lavoro a Mentone come ricercatore per la locale sezione dell’Università di Nizza…sempre più frequentemente la mia professione mi conduce a Ventimiglia, per due ragioni: la prima consiste nel fatto che la mia ricerca concerne i beni culturali la seconda perché Ventimiglia è una città d’arte. Peccato che non ne sia consapevole. Le più antiche testimonianze della frequentazione dell’uomo nella Liguria Occidentale, rivelate dalle ricerche compiute dalla Sovrintendenza per i Beni Archeologici della Liguria, nella località dei Balzi Rossi, risalgono al periodo paleolitico. L’esistenza dell’uomo antico anche nelle zone interne è rivelata dai graffiti incisi sulle rupi del Monte Bego, stupefacenti messaggi della vita e della religione di quel tempo. Sono luoghi di interesse mondiale! La Biblioteca Civica Aprosiana è la prima biblioteca pubblica in Liguria e tra le prime, per importanza, nella cultura barocca, in Italia”. Senza contare l’area archeologica del Nervia, i Giardini Hanbury, Ventimiglia Alta ed altro ancora. Un retaggio storico e culturale che, proprio come il lavoro oltre frontiera, è un valore nazionale.

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