Intervista a Stefano Senardi sul docufilm Pino Daniele-Nero a metà: “Pino è un artista vivo nella memoria collettiva”

Intervista a Stefano Senardi sul docufilm Pino Daniele-Nero a metà: “Pino è un artista vivo nella memoria collettiva”

di Angela Valenti Durazzo – Napoli rischiarata dalla viva luce del mattino, musicale e altisonante già dall’aspetto. Fin dalle prime immagini del docufilm di Marco Spagnoli e Stefano Senardi “Pino Daniele-Nero a metà” dedicato al grande cantautore scomparso dieci anni fa, si penetra in quell’aura unica e stupefacente della Napoli che è mille culure e mille paure, come la descrive nella straordinaria canzone Napule è.

Il documentario è stato presentato con successo anche al Théâtre des Variétés del Principato di Monaco dalla Società Dante Alighieri Comitato di Monaco, presieduta da Maria Betti, sotto l’Alto Patrocinio di S.A.R. la Principessa di Hannover e con il Patrocinio dell’Ambasciata d’Italia.  La pellicola ripercorre, attraverso gli occhi dello storico produttore di Pino Daniele, Stefano Senardi (presente anche alla proiezione monegasca con il giornalista Daniele Doglio) la carriera dell’artista partenopeo, con una serie di preziosi filmati di repertorio, attraverso la voce degli artisti che lo hanno conosciuto e accompagnato e le immagini dei luoghi dove questo ragazzo “che ce l’ha fatta”, è nato. Stefano Senardi – notissimo produttore discografico italiano nato a Imperia che nel 2022 ha firmato anche il docufilm, diretto da Marco Spagnoli, “Franco Battiato – La Voce del Padrone” e di recente il libroLa musica è un lampo”ha accettato, dopo il successo ottenuto anche nel Principato, di rispondere a qualche nostra domanda.

PINO DANIELE: “CANTAUTORE DAL TALENTO INCREDIBILE”

Stefano Senardi, può descriverci la personalità di questo eccezionale artista italiano?

Pino Daniele si caratterizzava per un grande studio e una grande disciplina. La sua, infatti era una passione musicale accompagnata da forza di volontà…la chitarra Pino se la portava quasi a letto. Tra le sue caratteristiche vi era quella di essere testardo nel senso buono della parola, poiché anche grazie a questo lui era uno che ce l’aveva fatta a superare le difficoltà economiche. Insomma aveva un talento incredibile e una volta che uno conquistava il suo cuore si apriva in maniera molto generosa. Che fosse generoso, d’altronde, lo attesta anche il fatto che, come viene raccontato nel docufilm, i concerti che avrebbero potuto durare un’ora e mezza duravano anche tre ore.

 

E la città di Pino Daniele cosa rappresenta per lei?

Ho sempre avuto una passione per la musica napoletana e per Napoli, città di una bellezza incredibile, anche con le sue contraddizioni. Mi è sempre piaciuta la creatività e il suo fascino, in qualche maniera esotico, e un certo modo di vivere. Senza considerare la “rivoluzione” musicale degli anni ’70. Mi è sempre piaciuta la musica tradizionale napoletana che poi Pino Daniele, mixa con altri generi, e apre al mondo. Intervista a Stefano Senardi sul docufilm Pino Daniele-Nero a metà: “Pino è un artista vivo nella memoria collettiva”

 

Nel docufilm vi è una incredibile varietà di testimonianze, a partire da coloro che suonavano con Pino come Tony Esposito, James Senese, Tullio De Piscopo, Rino Zurzolo, Joe Amoruso, oltre ai filmati con artisti e personalità che lo hanno incontrato tra cui Gianni Minà e l’amicizia e collaborazione con Massimo Troisi. Ma a proposito della sua band non doveva essere facile lasciare spazio a tanti grandi talenti musicali…

Sì, bisogna avere capacità e avere un senso del rispetto profondo per tenere insieme artisti dotati di una grande musicalità personale, musicisti con capacità originalissime. Non è facile lasciare spazio alla varie individualità senza creare scompensi e occorre tanta preparazione anche per dare vita a brani che spesso non erano uguali a quelli della sera precedente.

Cosa resta davvero di Pino Daniele dopo la sua scomparsa?

Prima di girare le riprese mi ero prefissato di cercare due giovani cantanti napoletani di talento che attestassero, giunti al decennale della scomparsa, la continuità di Pino Daniele. Infatti nelle riprese non volevamo tanto sottolinearne la morte ma piuttosto celebrarne la presenza. Però invece di uno o due di giovani ne ho trovati tanti, uno più bravo dell’altro e quindi ho dovuto scegliere. In loro e anche nelle varie testimonianze si sente, infatti, quanto Pino sia un musicista ancora vivo nella memoria collettiva e quanto non sia facile replicarlo. Ma dietro a questi giovani che riescono a eseguire il loro tributo così bene, che interpretano i pezzi di Pino con originalità, io ci leggo un amore. Lui è uno che ce l’ha fatta. Infatti come si dice nel film: chi nasce in quel quartiere al massimo riesce ad andare a due isolati più in là.  

 

Nell’immagine in apertura da sinistra: Stefano Senardi e Pino Daniele, foto per gentile concessione di Stefano Senardi  

 

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