Intervista a Gianvittorio Tommasi, Chirurgo Vascolare e Fondatore dell’Associazione Flebologica Monegasca “il 75% delle donne con 3 figli ed il 50 % di quelle con 2 vanno incontro alle vene varicose”

Gianvittorio Tommasi, Chirurgo Vascolare e Fondatore dell'Associazione Flebologica Monegasca


di Angela Valenti Durazzo

È il fondatore e presidente dell’Associazione flebologica Monegasca – Association phlébologique Monégasque (PHAM) – che in sinergia con l’attività di chirurgia vascolare del Centre Hospitalier Princesse Grace (CHPG), l’ospedale di Monaco, e grazie anche alla presenza di personalità scientifiche importanti, si occupa dal 2018 principalmente “dello sviluppo e la promozione della ricerca scientifica; della formazione e la cooperazione internazionale in materia di insufficienza venosa cronica (IVC) degli arti inferiori”. Senza dimenticare ovviamente l’argomento fondamentale della prevenzione. 

Abbiamo intervistato al Gran Caffè di Monaco in Rue Grimaldi Gianvittorio Tommasi: laureato all’università di Genova, ha svolto negli anni la propria professione in Francia , in Inghilterra ed in Usa, per poi iniziare, nel 2013, la collaborazione con l’Ospedale Princesse Grace, attualmente a tempo pieno.

Dottor Gianvittorio Tommasi quali sono gli obiettivi dell’associazione di flebologia Monegasca?

Oltre a prefiggerci di dare impulso alla ricerca e divulgazione scientifica in questo settore, l’attività dell’associazione si rivolge in via prioritaria, in parallelo con l’attività della Chirurgia vascolare del CHPG, alla prevenzione attraverso workshop, seminari, conferenze sull’insufficienza venosa cronica degli arti inferiori; della formazione di medici e paramedici e di promuovere incontri e sinergie con scuole, università e con la cittadinanza. Senza dimenticare la cooperazione internazionale e gli aspetti umanitari a me molto cari essendomi anche occupato con la Croce Rossa delle patologie venose dei sans-papier. La PHAM punta infatti a rivolgersi anche a medici ed infermieri dei Paesi in via di sviluppo.

Quanto importante nel campo della flebologia è la conoscenza dei rischi e la prevenzione?

É fondamentale poiché spesso non vi è una diffusa conoscenza dei rischi da parte della popolazione. Per esempio pochi sanno che le donne che prendono la pillola possono andare incontro alla flebite o che quando si viaggia in aereo bisognerebbe indossare le calze elastiche. La gran parte della gente ignora anche che la tromboflebite è una delle più frequenti complicanze post operatorie. Bisogna rimediare a questa carenza informativa, tanto più che oggi siamo molto facilitati nella prevenzione poiché abbiamo la possibilità di fare una diagnosi non invasiva. 

Un problema , dunque, che spesso riguarda l’universo femminile

Il 75 per cento delle donne con 3 figli ed il 50 per cento di quelle con 2 va incontro alle vene varicose. Si tratta, infatti, di una patologia democratica e trasversale che colpisce tutte le classi sociali e che è correlata anche allo stile di vita, oltreché al patrimonio genetico e quindi alla predisposizione familiare (debolezza congenita delle vene). Bisogna comunque in tutti i casi rispettare alcune norme di igiene venosa: il moto, l’educazione alimentare ecc. 

Qual è, dunque, il corretto stile di vita per prevenire o affrontare le patologie a carico delle vene?

Allungare le gambe quando possibile, evitare gli eccessi di peso, mangiare frutta e verdura, compiere attività fisica regolare (d’estate per esempio camminare con l’acqua fino all’ombellico), idratarsi, preferire scarpe con il tallone rialzato di circa 3/4 centimetri. Se necessario ricorrere su indicazione di uno specialista: alla compressione elastica, alla fisioterapia specifica e ai prodotti fito-terapeutici (creme, unguenti). Ma la cosa più importante per evitare il trattamento chirurgico resta la diagnosi precoce, attraverso l’eco doppler che permette di valutare la funzionalità delle vene delle gambe.

Quante persone si rivolgono a lei per migliorare l’estetica delle gambe ed eliminare capillari e antiestetiche vene a vista? 

Molte, tanto è vero che capita al giorno d’oggi che l’esigenza estetica traini gli aspetti medici. Ma le vene varicose (vene dilatate con un aspetto tortuoso) tanto per citare una delle patologie più comuni, non sono solo un inestetismo. Possono portare, infatti a complicanze, anche serie. Nella patologia vascolare, come nel caso di queste ultime, le opportunità terapeutiche attualmente sono molteplici e varie e si ricorre ad una procedura chirurgica mini invasiva praticata in ambulatorio. 

Nella foto in apertura Gianvittorio Tommasi

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