
di Angela Valenti Durazzo – Parole dense di rabbia e passione, silenzi eloquenti e taglienti. I ricordi del passato che si insinuano dolcemente nel dialogo, stemperando una tensione emotiva ininterrotta fino alla frase finale di lei, che irrompe sibillina sulla scena quasi a liberare tutti – protagonisti e pubblico – da un peso insostenibile. Laura Trimarchi e Maximilian Nisi hanno portato in scena magistralmente per il Teatro della Vita del Principato di Monaco (associazione presieduta da Carolina Labadini Mosti) il tema del tradimento. Un reading teatrale arricchito dalle musiche originali eseguite dal vivo da Stefano De Meo su testo di Camille Serrault. Una rappresentazione che, dopo il successo conseguito nel prestigioso teatro del Principato, proseguirà il suo cammino a Milano il prossimo novembre. Sul palco, una coppia segnata dal tradimento, da domande devastanti e dal dolore di un marito ferito da una moglie che cerca di far comprendere il sentimento di noia e frustrazione che l’ha portata a lasciarsi andare. Abbiamo intervistato i due attori al termine di questa rappresentazione monegasca di grande impatto emotivo.

L’intensa recitazione di Maximilian Nisi, direttore artistico del Festival Teatrale di Borgio Verezzi, ha coinvolto ed emozionato il pubblico monegasco; Ft©RosannaCalò
Qual è stato il coinvolgimento del pubblico del Principato, secondo la vostra percezione, dinanzi alla lucida trasposizione sul palco della crisi che spesso genera un tradimento?
Maximilian Nisi: A Monaco abbiamo vissuto una bellissima serata di Teatro, con un alto coinvolgimento del pubblico. Quello del tradimento è un tema scottante, condiviso; è difficile non sentirsi coinvolti. In questo reading abbiamo cercato di esplorare temi alti, quali la consapevolezza amara di un fallimento comune, la monotonia e la prevedibilità del rapporto. Il terzo incomodo in Trahison, infatti, non è un amante, ma la noia che si insinua lentamente all’interno di una coppia.
Laura Trimarchi: Oggi che l’ascolto è diventato un lusso, una merce rara – sopraffatti come siamo dalle nostre bolle personali – uno spettacolo come Trahison restituisce la funzione più vera del teatro, la sua essenza profonda: cioè fermarsi e guardare l’altro. L’altra sera il palcoscenico si è trasformato in una casa, una dimora condivisa. La stanchezza di quella coppia, il loro amore che andava in frantumi e le loro ferite sono diventati materia viva, con una profondità che ha annullato la distanza tra palco e platea, rendendoci tutti parte della stessa fragile storia. Condividere il palco con un attore del calibro di Maximilian Nisi – già diretto da Strehler e protagonista nei teatri più prestigiosi – è stata una sfida stimolante. Si è creata fin da subito una sintonia straordinaria, un’energia palpabile che è arrivata dritta al cuore degli spettatori.

Laura Trimarchi: “il teatro per me è un atto magico, in cui il respiro silenzioso della sala ti riempie i polmoni e ti dà una nuova vita”; Ft©RosannaCalò
Chi è la vittima di questo rapporto andato in frantumi?
Laura Trimarchi: Il personaggio di lei, pur avendo tradito, non si sente in colpa. Prima assecondava in tutto il marito per aderire a una determinata condizione sociale, ma quando le si è presentata l’occasione si è abbandonata al desiderio. Come attrice, il mio compito è assimilare il personaggio e abitare il suo spazio emotivo. Comprendo intimamente il vuoto di un’esistenza logorata dalla noia accanto a quell’uomo; il mio ruolo non è giudicare le sue scelte, ma legittimarle.
Maximilian Nisi: In realtà non esiste un personaggio positivo e uno negativo: sono due facce della stessa medaglia. Lei cerca una via per ritrovare la strada smarrita, qualcosa che possa riscattarla da un senso di morte; non accetta quella passività. In ogni caso, nessuno si sente totalmente estraneo a un argomento come il tradimento, dal quale in qualche modo, anche indirettamente, si passa nella vita. Lui teme il giudizio sociale, eppure la rivuole a casa. Nella loro storia c’è forse più consapevolezza da parte dell’uomo e più accettazione passiva da parte della donna, che invece vuole scardinare la loro vita comune.
Spesso, nei momenti di maggiore intensità, il tono si abbassa e le parole di lui diventano sussurrate, vibranti, toccando le corde più intime del pubblico…
Maximilian Nisi: L’intensità è trattenere un’ emozione, modularla per creare un’atmosfera sospesa, ipnotica, facendo sì che il pubblico possa essere spettatore di un’esperienza intima e catartica. Mi piace quando il pubblico può specchiarsi in quello che vede; ciò che temo di più è l’ascolto passivo. Le meravigliose note di Stefano De Meo sono state il nostro battito cardiaco.

Ft©RosannaCalò
Che cos’è il teatro per Maximilian Nisi (direttore artistico del Festival Teatrale di Borgio Verezzi) e per Laura Trimarchi (direttrice artistica del Teatro della Vita del Principato di Monaco)? E quali sono gli ingredienti per rivolgersi oggi ai giovanissimi, sempre più difficili da raggiungere?
Maximilian Nisi: Un tempo si parlava di teatro a scuola, in famiglia, in chiesa, negli oratori; adesso, invece, quasi non se ne fa quasi più menzione. Come possono i ragazzi appassionarsi a qualcosa che non conoscono? Bisogna predicare il Teatro per farlo praticare.
Laura Trimarchi: Penso che nel Principato i giovani vadano poco a teatro, altrove certamente di più. Non credo sia una questione di programmazione, bensì mancano i canali adatti per stimolarli, e forse ci sono anche carenze da parte delle famiglie. Io, per esempio, mi sono appassionata all’opera da bambina perché mi ci portavano i miei genitori. Bisogna conoscere per amare. Riguardo a ciò che rappresenta il teatro per me: è un atto magico, in cui il respiro silenzioso della sala ti riempie i polmoni e ti dà una nuova vita. D’altronde, io e Nisi proveniamo da percorsi lontani. Lui rappresenta la storia del teatro. Io invece, dopo essere stata un’agente artistica in campo musicale e teatrale, a un certo punto ho deciso di cambiare pelle, di lasciare quel lavoro per seguire una vocazione. Per questo, ogni rappresentazione è un risarcimento verso me stessa.
Tornando a “Trahison”, il riavvicinamento della coppia nelle ultime battute fa sperare in un lieto fine?
Laura Trimarchi: Il finale rimane aperto. Lei resta in quella casa, forse perché è stanca e non sa dove andare. In loro c’è un mix di rabbia e amore: lui è innamorato, ma lei è sfinita e adesso anche delusa da come lui si è comportato. Eppure, nel lungo e concitato dialogo notturno, per un attimo è balenato un gioco inaspettato, come un barlume di complicità che resiste al tempo…
Maximilian Nisi: Quel barlume è la dimostrazione che, nonostante le macerie, esiste un legame sotterraneo che si rifiuta di morire. Non parlerei di lieto fine, ma di una tregua armata. Il finale aperto costringe lo spettatore a portarsi il dilemma a casa: quel riavvicinamento è l’inizio di una ricostruzione o solo l’ultimo, disperato tentativo di non sprofondare nella solitudine? È proprio in questa ambiguità che risiede la verità della vita e la forza di questa nostra messa in scena.

Laura Trimarchi e Maximilian Nisi posano con accanto, dalla sinistra, Paolo Mosti, Carolina Labadini Mosti (Presidente de Il teatro della Vita), Manuela Zulberti, il maestro Stefano De Meo, ed Emanuela Spinetta; Ft©RosannaCalò
Nell'immagine in apertura Laura Trimarchi e Maximilan Nisi al Théâtre des Muses del Principato di Monaco; Ft©RosannaCalò
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