Lo Spirito dell’Anno Nuovo

Lo Spirito dell'anno nuovoFt.Vika Fleisher

di Angela Valenti Durazzo

Iniziare l’anno nuovo e abbandonare quello vecchio suscita sempre in noi molte emozioni ed aspettative, che vanno ben al di là dei brindisi, dei botti, delle danze, e dell’allegria. 

Una serie di usi, alcuni dei quali diversi a seconda dei luoghi e delle nazioni, puntellano il passaggio dal vecchio al nuovo anno, come le immancabili lenticchie che promettono abbondanza per i giorni a venire, la biancheria rossa che ha un significato benaugurale e di prosperità ecc. 

Il lasciarsi dietro alle spalle ciò che è vecchio, i “cocci” (in alcune zone allo scoccare della mezzanotte si gettavano dalla finestre, e talvolta si gettano ancora, stoviglie vecchie, o altri ben più voluminosi oggetti) ha simbolicamente un che di liberatorio.

E poi vi sono una serie di consuetudini da rispettare, seguendo le indicazioni del “non é vero ma ci credo”. 

Per esempio in molti rispettano l’usanza di passare sotto al vischio per garantire l’armonia nella coppia nell’anno a venire. In molti preferiscono non svolgere attività faticose perché “chi lavora il primo dell’anno lavora tutto l’anno”.

Bisogna inoltre il primo gennaio strabuzzare gli occhi, sebbene un po’ appannati dai bagordi notturni, e guardare bene la prima persona che si incontra…se si vede un anziano, per esempio “porta bene” (è simbolo di longevità, ma ovviamente di tutti questi usi esistono varianti).

L’Anno Nuovo nella Letteratura

L’arrivo dell’anno nuovo da sempre suscita le profonde e dotte riflessioni di scrittori e poeti, per il vero non tutte all’impronta dell’ottimismo e dell’allegria ad ogni costo, come attesta il celebre passo dal “Dialogo di un venditore di Almanacchi e di un passeggere” (per il testo completo GUARDA) di Giacomo Leopardi

…Così vorrei ancor io se avessi a rivivere, e così tutti. Ma questo è segno che il caso, fino a tutto quest’anno, ha trattato tutti male. E si vede chiaro che ciascuno è d’opinione che sia stato più o di più peso il male che gli è toccato, che il bene; se a patto di riavere la vita di prima, con tutto il suo bene e il suo male, nessuno vorrebbe rinascere. Quella vita ch’è una cosa bella, non è la vita che si conosce, ma quella che non si conosce; non la vita passata, ma la futura. Coll’anno nuovo, il caso incomincerà a trattar bene voi e me e tutti gli altri, e si principierà la vita felice. Non è vero?…”. 

Charles Bukowski nella sua poesia “Foglie di Palma” scrive: 

…la notte di Capodanno mi atterrisce
sempre

la vita non sa nulla degli anni.

adesso i clacson si sono ammutoliti
e i fuochi d’artificio e i tuoni…
tutto è finito in cinque minuti…
odo soltanto la pioggia
sulle foglie di palma,
e penso:
non capirò mai gli uomini,
ma è andata
anche questa…
”.

Pablo Neruda nell’ Ode al primo giorno dell’anno:

…Eppure,

piccola porta della speranza,
nuovo giorno dell’anno,
sebbene tu sia uguale agli altri
come i pani

a ogni altro pane,
ci prepariamo a viverti in altro modo,
ci prepariamo a mangiare, a fiorire,

a sperare…”.

La gioia ed i festeggiamenti di molti di noi e lo spirito, più introspettivo e disincantato di altri, trovano dunque ugualmente spazio in questo primo giorno dell’anno: metafora per tutti del futuro.

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