Lo Spirito dell’Anno Nuovo

Lo Spirito dell'anno nuovoFt.Vika Fleisher

di Limaclé – Iniziare l’anno nuovo e abbandonare quello vecchio suscita sempre in noi molte emozioni ed aspettative, che vanno ben al di là dei brindisi, dei botti, delle danze, e dell’allegria. 

Una serie di usi, alcuni dei quali diversi a seconda dei luoghi e delle nazioni, puntellano il passaggio dal vecchio al nuovo anno, come le immancabili lenticchie che promettono abbondanza per i giorni a venire, la biancheria rossa che ha un significato benaugurale e di prosperità ecc. 

Il lasciarsi dietro alle spalle ciò che è vecchio, i “cocci” (in alcune zone allo scoccare della mezzanotte si gettavano dalla finestre, e talvolta si gettano ancora, stoviglie vecchie, o altri ben più voluminosi oggetti) ha simbolicamente un che di liberatorio e ci predispone alle nuove sfide che ci aspettano.

E poi vi sono una serie di consuetudini da rispettare, seguendo le indicazioni del “non é vero ma ci credo”. 

Per esempio in molti rispettano l’usanza di passare sotto al vischio per garantire l’armonia nella coppia nell’anno a venire. In molti preferiscono non svolgere attività faticose perché “chi lavora il primo dell’anno lavora tutto l’anno”.

Bisogna inoltre il primo gennaio, secondo alcune tradizioni, strabuzzare gli occhi, sebbene un po’ appannati dai bagordi notturni, e guardare bene la prima persona che si incontra…se si vede un anziano, per esempio “porta bene” (è simbolo di longevità, ma ovviamente di tutti questi usi esistono varianti).

A riportarci con i piedi per terra e a ricordarci che spesso siamo gli artefici di ciò che ci attende è la saggezza dei grandi autori del passato: “Non è nelle stelle che è conservato il nostro destino, ma in noi stessi“, afferma William Shakespeare.

L’Anno Nuovo nella Letteratura

Lo Spirito dell'Anno Nuovo
Ft.Tobias Tullius

L’arrivo dell’anno nuovo da sempre suscita le riflessioni di scrittori, poeti e musicisti, per il vero non tutte all’impronta dell’ottimismo e dell’allegria ad ogni costo, come attesta questa frase di un celebre passo dal “Dialogo di un venditore di Almanacchi e di un passeggere” (per il testo completo GUARDA) di Giacomo Leopardi

… Quella vita ch’è una cosa bella, non è la vita che si conosce, ma quella che non si conosce; non la vita passata, ma la futura. Coll’anno nuovo, il caso incomincerà a trattar bene voi e me e tutti gli altri, e si principierà la vita felice. Non è vero?…”. 

Charles Bukowski nella sua poesia “Foglie di Palma” scrive: 

…la notte di Capodanno mi atterrisce
sempre

la vita non sa nulla degli anni…”.

Pablo Neruda nell’ Ode al primo giorno dell’anno:

…Eppure,

piccola porta della speranza,
nuovo giorno dell’anno,
sebbene tu sia uguale agli altri
come i pani

a ogni altro pane,
ci prepariamo a viverti in altro modo,
ci prepariamo a mangiare, a fiorire,

a sperare…”.

Gianni Rodari, nell’ Incipit della Filastrocca di Capodanno auspica:

…Voglio un gennaio col sole d’aprile,
un luglio fresco, un marzo gentile…

Lucio Dalla, nella sua celebre canzone L’Anno che Verrà conclude:

…L’anno che sta arrivando tra un anno passerà
io mi sto preparando è questa la novità…

La speranza, la gioia ed i festeggiamenti di molti di noi e lo spirito, più introspettivo e disincantato di altri, trovano dunque ugualmente spazio nel primo giorno dell’anno: metafora per tutti del futuro.

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