DA MONACO ALLA LIGURIA I SIGNIFICATI ALLEGORICI DI FIORI E PIANTE NEI QUADRI RELIGIOSI

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Bartolomeo Guidobono (Savona 1654-1709) Annunciazione - Pinacoteca Civica Savona

Il cedro del libano, pianta incorruttibile, il giglio simbolo di purezza, la palma del martirio, le fragoline rosse del sangue salvifico di Cristo, la rosa rossa simbolo della carità e bianca della Beata Vergine, il fiore reciso emblema della caducità dell’essere umano. Tanti i significati delle piante nelle sacre raffigurazioni. Nell’epoca del «concettismo barocco, invece, queste divengono emblema di significati allegorici profani che si rifanno al mito e al mondo classico, alle personificazioni delle stagioni e del mito di Narciso, mentre nell’Arcadia del Settecento addirittura la natura prevale e compenetra la figurazione».

Di Angela Valenti Durazzo

Rosalina Collu, Critica d’Arte savonese.

Alla scoperta dei fiori «nascosti» nei quadri. Fiori, corone, nature morte, ghirlande, cespugli. Spesso gli artisti affidano alle immagini floreali significati allegorici di primo piano.
Ne troviamo una conferma anche a Monaco dove, solo per fare un esempio emblematico, nella chiesa di Santa Devota la patrona del Principato è ritratta con le mani giunte mentre volge lo sguardo verso una colomba che reca tra le zampe una corona di fiori ed una palma, simboli del martirio. Si tratta di un «dettaglio» nel quale si condensa, in realtà, il significato del dipinto ed il messaggio dell’esistenza di Santa Devota, vittima delle persecuzioni contro i cristiani, le cui spoglie, messe in salvo su un’imbarcazione, sono giunte nella terra dei Grimaldi.
La natura quindi come elemento decorativo, come sfondo bucolico che rafforza o attenua l’intensità del tema sacro ma anche come metafora visiva. A permetterci di decodificare il linguaggio della natura, attraverso le immagini di alcune tele esposte nella Pinacoteca comunale di Savona è Rosalina Collu, storica dell’arte ed autrice dello studio «Ci vuole un fiore» realizzato in collaborazione con Gianni Bacino e Giovanni Ciarlo.
«L’immagine del fiore è da sempre legata a tre possibili letture – spiega la studiosa savonese – letterale, metaforica e simbolica. La prima è una lettura di tipo naturalistico, che traspare nei brani di paesaggio, ispirato al vero o di invenzione, che fanno da sfondo ad episodi sacri: calvari spogli, annunciazioni sospese nella luce che irrompe da una finestra aperta sulla natura. Vi è poi un’interpretazione «metaforica», facile da comprendere per chi conosce il codice delle sacre allegorie, per esempio: il giglio simbolo della purezza che l’arcangelo Gabriele porge a Maria, o i fiori delle litanie mariane, come il cedro del libano, pianta incorruttibile, o L’oliva speciosa, la palma del martirio che angioletti in gloria recano ai santi. Vi è infine la lettura simbolica, rappresentata dal fiore reciso, dalla natura morta, emblema della vanitas, della caducità dell’esistenza».
I fiori, dunque, protagonisti «nascosti». Ecco qualche esempio contenuto nel noto polittico di Giovanni Mazone e collaboratore, del quindicesimo secolo “l’Annunciazione, Calvario e Santi Ambrogio e Gerolamo” conservato nella Pinacoteca comunale di Savona (foto sotto) ad un primo sguardo si resta colpiti dalla carpenteria lignea dorata, dalla ricchezza delle decorazioni, dall’intesità dell’espressione dei volti e dai significati religiosi che da questi traspaiono.
«Ma la Natura compare nello sfondo tra l’angelo annunciante e Maria – spiega ancora Rosalina Collu – ed oltre ad una balaustra si vedono in lontananza un colle con un cipresso e alte esili piante svettanti sulle rocce. Anche negli scomparti a loggia del primo registro compaiono, dietro la figura di San Gerolamo, piccoli alberi alti e smilzi, poveri di foglie, sullo sfondo del cielo nuvoloso mentre nel registro superiore è inserita la mezza figura di San Francesco che si staglia sullo sfondo di un pannello di tessuto dorato. Il giglio, simbolo di purezza, è qui usato come l’attributo iconografico del santo».
Cambiando autore e spostandoci al sedicesimo secolo ecco un altro piccolo inserto floreale, difficile da cogliere ad un’analisi superficiale, eppure portatore di un messaggio. Nel Calvario di Ludovico Brea (sempre nella pinacoteca di Savona), ai piedi della croce ci sono minuti cespugli di fragoline il cui succo rosso rappresenta il sangue salvifico di Cristo. Lo stesso accade per L’Adorazione del Bambino con San Francesco ed il Beato Ottaviano di Lorenzo Fasolo dove sullo sfondo, vicino alla culla di vimini del Bambino, vi sono minuscole piantine di fragole, il cui rosso sangue prefigura la passione di Cristo».

LA ROSA TRA SACRO E PROFANO

A meritare un capitolo a parte è la rosa simbolo dell’amore per eccellenza ma anche fiore denso di significati allegorici. Associata al gelsomino simboleggia la fede; se rossa indica la carità; se bianca rappresenta la Beata Vergine.
«Nell’iconogra fia della mistica cristiana – si legge ancora nello studio di Rosalina Collu – la rosa, per la bellezza, il profumo, il mistero della sua forma è il simbolo antichissimo dell’amore, ma se è rossa, indica anche la coppa che raccolse il sangue di Cristo o la trasformazione delle gocce di questo sangue. Nella simbologia funebre, invece, simboleggia i martiri ed i tormenti da loro subiti a causa della fede: santo Stefano indossa una corona di rose nella processione dei santi in Paradiso».
Ed ancora le rose protagoniste, visibili questa volta, di un celebre dipinto:
«Esposta ad una vera e propria «cascata di fiori» – si legge nel testo – è la Vergine Annunziata di Bartolomeo Guidobono (immagine sotto). Le rose si riversano dall’alto, lasciate cadere dai puttini, e come gocce piovono sul libro aperto delle preghiere. I fiori formano a terra una teoria di soffici corolle e di petali che dal gradino proseguono fin sotto ai piedi della Vergine e dell’arcangelo Gabriele. La Madonna reca in alto levato il giglio, il più consueto attributo iconografico della purezza virginale».
Ma con il passare dei secoli anche l’uso ed il significato dei fiori muta e non si limita all’allusione simbolica religiosa e biblica «Con la nascita della pittura di genere la descrizione della natura diviene elemento del paesaggio- spiega in conclusione la storica dell’arte – nell’epoca del concettismo barocco diviene emblema di significati allegorici profani che si rifanno al mito e al mondo classico, alle personificazioni delle stagioni e del mito di Narciso, mentre nell’Arcadia del Settecento addirittura la natura prevale e compenetra la figurazione».
Ma nonostante il diverso uso di piante, ghirlande e decorazioni floreali, il codice di lettura del fiore segna in ogni epoca l’evoluzione dei tempi e dei costumi.

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