L’IMPORTANZA DELL’EMPATIA NEL RAPPORTO TRA MEDICO E PAZIENTE

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il Dottor Stefano Alice

Può un malato provare speranza se non si sente compreso? Una domanda che ben riassume il senso di alcuni recenti studi internazionali per “misurare” il valore dell’empatia, della compassione, nel rapporto tra medico e paziente. Ricerche che hanno evidenziato, tra l’altro, una riduzione del 30% del costo globale di cura quando l’assistenza primaria (medico di base) è fondata sulla “centralità del paziente” (si veda sull’argomento la breve bibliografia riportata in calce all’articolo).

Anche se la medicina, negli ultimi decenni, ha fatto passi da gigante, la comprensione e l’ascolto, dunque, sono sempre una “cura” potente. A farsi portavoce, fra gli altri, di questa tematica è Stefano Alice, medico di famiglia, membro del Comitato di etica e deontologia dell’ordine dei medici di Genova e già direttore del Centro di riferimento per la formazione specifica in Medicina generale della Regione Liguria.

Il medico è la prima delle medicine – spiega Alice – e la compassione è una cura. Il desiderio di agire per alleviare la sofferenza, anche in senso umano, è alla base dell’etica medica. Tutto questo presuppone empatia, capacità di comprendere cosa il paziente sta provando mettendosi nei suoi panni, sforzandosi di vedere le cose dal suo punto di vista. Ne deriva la comunicazione che è vitale nella pratica medica”.

Tutti noi ricordiamo Patch Adams, film tratto dalla storia vera del medico, magistralmente interpretato da Robin Williams, che ha reso celebre la “risoterapia”.
Una malattia ha sempre tre componenti – prosegue il medico di base ligure – biologica, psicologica e di relazione che variano a seconda dei casi. Il buon clinico deve saper cogliere quale di queste, nell’attimo in cui ha di fronte una persona, è preponderante. Per fare un esempio: il cancro è una malattia gravissima. Ma quando il paziente è davanti a te, in quel determinato momento, il suo problema maggiore è il dolore? Oppure pensa: ‘cosa ne sarà di mia moglie e di mio figlio?’ Pure quella è sofferenza anche se è un’altra sofferenza”.

Vale la pena, estendendo ulteriormente la tematica della centralità del malato dal medico all’intero sistema ospedaliero, citare l’iniziativa avviata dall’ospedale Princesse Grace di Monaco e riportata nell’articolo di Monaco Italia Magazine delle scorse settimane (http://monacoitaliamagazine.net/nuovo-ospedale-princesse-grace-un-cantiere-a-misura-duomo-con-i-ritratti-di-medici-e-personale) sulla realizzazione di una sorta di set fotografico con la partecipazione di personale ospedaliero, medici, infermieri, pazienti, operai, per creare una serie di pannelli decorativi del cantiere del nuovo ospedale al fine proprio di ridurre il disagio e creare un legame fra i vari soggetti a diverso titolo coinvolti.

E’ possibile dunque indirizzare maggiormente la medicina verso l’empatia? “Penso di si – spiega ancora Alice – in Italia, infatti, gli studenti di medicina e chirurgia nei primi anni apprendono prevalentemente la parte biologica. Occorre invece, a mio avviso, esporli precocemente all’esperienza clinica ed a una frequentazione, per esempio, di un periodo di due settimane presso medici di famiglia precedentemente formati, permettendo loro il contatto con il paziente. Le scuole di medicina generale delle varie regioni dovrebbero, inoltre, mettere l’empatia come materia di insegnamento, ognuna nel modo ritenuto più opportuno. Vi sarebbe poi l’ipotesi, sostenuta da alcuni, ma avversata da altri, di introdurre test psico- attitudinali nell’atto dell’iscrizione all’università per valutare il grado di empatia ed attenzione alle esigenze del malato degli aspiranti medici”.

Bibliografia: Alice S, Fiorese M, Ivaldi M. Il valore terapeutico della compassione. M.D. 2016; 7: 44-6; Ancel G, Archives of Psychiatric Nursing 2006; 6: 249-57; Butters RP. http://content.lib.utah.edu; Buckman R. http://www.medscape.com/viewarticle/736468; Cutcliffe JR et al. Nurse Educ Today 1999; 19: 250-7; Halpern J. Detached concern to empathy: humanizing medical practice; Oxford University Press, 2001; Rogers CR. Client-centerd therapy: ts current practice, implications and theory. Houghton Mifflin, 1951; Wheeler K et al. Nurs Outlook 1994; 42: 230-6.

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2 Commenti

  1. Le considerazioni
    del dott. Alice sono
    di notevole importanza
    per cui le ho segnalate a studenti e docenti.Complimenti.L Santi

    Azioni

  2. Medico, figlio di medico e padre di medico, il professor Santi è uno dei più importanti ricercatori italiani nel campo della lotta ai tumori, gli fu affidata una delle due prime cattedre universitarie di Oncologia Sperimentale istituite in Italia, ha fondato l’Istituto Nazionale per la Ricerca sul Cancro di Genova (IST) ed ilCentro per le Biotecnologie Avanzate di Genova (CBA) . Sono onorato dal suo commento e gliene sono grato.

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