I Cani a Corte: fedeli compagni di sovrani e famiglie reali

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Cani a corte: I figli di Carlo I con i loro cuccioli nello splendido ritratto di Van Dyck
I figli di Carlo I con i loro cuccioli nello splendido ritratto di Van Dyck. ft.Collezione Privata

di Angela Valenti Durazzo

Ad essere “paparazzati” al giorno d’oggi sono anche loro: i cani a corte ed in generale gli animali di principi ed aristocratici, o quelli di capi di stato e celebrità che qualcuno ha ribattezzato “very important pet”.

Reali ed aristocratici ritratti con gli amati quattrozampe; oppure immortalati, in versione moderna, accanto agli inseparabili animali da compagnia su instagram, facebook, twitter o sui rotocalchi, non sono infatti una rarità.

Anche nella famiglia Grimaldi di Monaco l’amore per i cani ed in generale per il mondo animale, in sintonia con lo spirito ecologico che anima il Principato, assurge spesso a protagonista dei flash dei fotografi.

I QUATTROZAMPE DEL PRINCIPATO DI MONACO STAR DEI ROTOCALCHI

Cani a corte: il cane del conte Giacomo Durazzo, particolare da un ritratto di Martin Van Meytens conservato al Metropolitan Museum of Art

Non è possibile, citando (seppur parzialmente) i cani più conosciuti della famiglia Grimaldi, tralasciare Odin, ricevuto in regalo da Ranieri III per i cinquant’anni di regno, protagonista di una foto ufficiale con il Principe e di una commovente e storica immagine, scattata nel 2005 mentre seguiva mesto il suo feretro, accompagnato da un valletto.

Di umore decisamente più euforico, invece, Patsu, bulldog francese, che nel 2013 ha sceso scodinzolante e poco protocollare la scalinata del Palais Princier insieme ai neo sposi Andrea e Tatiana Casiraghi, facendo capolino nelle foto nuziali della coppia.

Legatissima ai suoi cani è anche la Principessa Charlene, alla quale è mancato nel 2015 lo yorkshire Carlo, inseparabile amico dell’altro suo amato cagnolino, il chihuahua Monte.

Altrettanto premurosa la Principessa Caroline, che nel 2010 gli obiettivi dei fotografi colgono in un momento di tenerezza con i suoi due chiots teckels, mentre li stringe a sé durante il Jumping International di Monaco. Due anni prima i flash la ritraggono invece con Romeo, bulldog dal muso nero ed il corpo bianco.

L’attenzione della famiglia di Monaco per il mondo animale non si limita d’altronde, com’è noto, solo alla razza canina. Vale la pena infatti di citare l’azione di salvataggio portata felicemente a termine nel 2013 dalla Principessa Stéphanie, dei due elefanti dello zoo di Lione Baby e Nepal, destinati all’abbattimento poiché affetti da tubercolosi, ed invece trasportati in una tenuta dei Grimaldi.

http://www.association-baby-nepal.com/

Per non parlare delle campagne in difesa, oltrechè dell’ambiente e dei fondali, di numerose specie marine ed animali in via d’estinzione appoggiate dal Sovrano di Monaco nel corso del suo regno.

https://monacoitaliamagazine.net/il-principe-alberto-di-monaco-in-visita-alla-mostra-salvate-gli-elefanti-dafrica

LA DEGNA SEPOLTURA DEI CANI DI ELISABETTA D’INGHILTERRA

Ma restando nel tema dei cani a corte ed allontanandoci dal Palais Princier e dalla Monaco dei Vip – dove i quattrozampe possono disporre di associazioni, negozi di accessori di lusso, domestici preposti alla passeggiata serale, ed ogni tipo di attenzione – anche tra le altre famiglie reali, e nella nobiltà in generale, non mancano oggi come ieri i “cani famosi”, confidenti silenziosi, oggetto di cure ed attenzioni degne di un re.

I moderni “scatti d’autore” ci mostrano i raggianti duchi di Cambridge William e Kate, alla finestra di Kensington Palace, con il primogenito George e Lupo, un cocker spaniel di colore nero.

Buon sangue non mente, visto che la stessa regina Elisabetta II d’Inghilterra, oltre ai cavalli, predilige la razza canina dei corgi, il primo dei quali, Susan, le venne regalato dal padre Giorgio VI per il suo diciottesimo compleanno (e che la seguì pure nel viaggio di nozze).

LO CHEF PER IL MENU’ CANINO

Ovviamente i cani della regina hanno valletti personali, pasti serviti in ciotole d’argento, menù ben calibrati e realizzati solo con cibi freschi da veri e propri chef. E permette anche ai fotografi di immortalarla con loro a Buckingham Palace, o nei momenti di svago.

A confermare questo rapporto privilegiato a Sandringham House, residenza di campagna della casa reale inglese, si trova la lapide di Sugar, corgi discendente della già citata Susan con su impressa la significativa scritta: “Sugar nato il 16 maggio 1949 e morto il 18 luglio 1965, per oltre 16 anni il compagno fedele della regina”.

E quello di dare degna sepoltura ai cani a corte non è un gesto limitato ai tempi moderni ma un’antica tradizione. Quando Dash, lo spaniel nero della regina Vittoria (protagonista di molte tele da solo o in compagnia di altri cani) morì, la sovrana lo volle seppellire nel parco del Castello di Windsor, e fece scrivere sulla sua lapide:

Qui giace Dash, lo Spaniel preferito da sua Maestà, la regina Vittoria, per volere della quale è stata eretta questa lapide. Egli morì il 20 dicembre 1840, nel suo nono anno. Nel suo affetto non c’era egoismo, nella sua allegria non c’era malizia, nella sua fedeltà non c’era inganno. Tu che leggi se vuoi essere amato in vita e compianto da morto, segui l’esempio di Dash.”

VAN DYCK ED I CUCCIOLI DEI FIGLI DELL’IMPERATORE

E quello dei reali inglesi non è certo il solo esempio di cani a corte. Per citarne alcuni celebri a titolo d’esempio, nel diciassettesimo secolo Giovanni Andrea I Doria (erede del grande ammiraglio genovese Andrea Doria) dedicò a Roldano, il cane molosso che gli era stato donato da Filippo II di Spagna, un’epigrafe nei giardini della propria residenza (la Villa del Principe a Fassolo, ai piedi della statua di Giove in seguito abbattuta, con sopra scritto:

«Qui giace il gran Roldano cane del principe Gio. Andrea Doria il quale per la molta sua fede e benevolentia fu meritevole di questa memoria, e perché servì in vita sì grandemente ambedue le leggi, fu anca giudicato in morte, doversi collocare il suo cenere appresso del sommo Giove, come veramente degno della real custodia. Visse XI anni et mesi X morse in settembre del 1615 giorni 8 ora 8 della notte».

Un attaccamento, quello del Doria nei confronti del grosso cane testimoniato anche da alcuni ritratti (tra l’altro il “Gran Roldano” era simbolo della riconoscenza del sovrano di Spagna verso la sua famiglia). Nella tela, attribuita ad Alessandro Vaiani, l’artista compie quasi un’umanizzazione dello splendido esemplare sul quale il Doria poggia benevolmente la mano destra mentre con la sinistra cinge l’elsa della spada.

La ritrattistica e le biografie di sovrani e nobili del passato ci raccontano dunque di molti cani a corte. Due cavalier king charles spaniels appaiono nello splendido ritratto di Van Dyck dei tre figli maggiori di Carlo I (foto in apertura). I cagnolini sono posti ai lati dei bambini trasmettendo un senso di protezione.

Si racconta che Mops, bulldog francese della giovane Maria Antonietta di Francia, venisse lasciato libero di scorrazzare mordicchiando tappeti ed arredi vari a Versailles.

Venendo all’italico genio, non possiamo non citare il ritratto di Tiziano di Carlo V con cane, conservato nel Museo del Prado di Madrid (1533 circa). Con una mano l’imperatore impugna l’elsa della spada (attributo proprio della simbologia della dignità imperiale) con l’altra accarezza un grosso cane bianco. Benevolenza, lungimiranza e potenza sono le sensazioni che il dipinto trasmette in chi lo osserva.

E concludiamo la breve rassegna dei cani a corte citando, tra i moltissimi ritratti, la giovane nobildonna (foto sotto)  nel Palazzo Reale di Genova (antica dimora delle dinastie Balbi, Durazzo ed infine Savoia) che allunga la mano verso il proprio cagnolino suscitando in chi guarda un immediato senso di tenerezza.

Cani a corte: nobildonna con cane - Genova Palazzo RealeTratto da MontecarloIN

ottobre-novembre 2015

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